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A San Donà in piazza l’esasperazione: «Noi eravamo già pronti»

Fonte: Il Gazzettino del 30-04-2020

«Lavoro, lavoro, lavoro, vogliamo lavorare», «Paghiamo le tasse ma fateci lavorare». È la protesta (con cartelli listati a lutto) di un centinaio di partite iva che martedì sera hanno manifestato in modo spontaneo in piazza Indipendenza. La manifestazione è durata circa un’ora, sfidando i divieti, anche se non c’è stato alcun incidente. L’iniziativa era stata avviata nel pomeriggio da alcuni acconciatori ed estetisti della zona, e ad aderire sono state anche le categorie di ristorazione, abbigliamento e scarpe, studi fotografici, autoscuole, e alcuni dipendenti. Tutti a gran voce hanno chiesto «Rispetto, libertà e dignità», denunciando in modo provocatorio: «Miseria, miseria, miseria» e dichiarando di essere pronti allo sciopero fiscale. C’è chi spiega di aver pagato 40mila, chi 80mila euro di tasse e ritiene insufficienti i 600 euro promessi dallo Stato, peraltro da alcuni non ancora ricevuti: «due mesi senza soldi, vergogna, vergogna, vergogna». 

IN PIAZZA ANCHE DOMENICA

Soddisfatta dell’adesione Giada Perissinotto titolare di un negozio di acconciatura di San Donà. «Nel nostro settore in tanti siamo pronti a ripartire rispettando le norme di sicurezza spiega Perissinotto – a preoccupare è anche l’abusivismo, molto praticato in questi mesi. Ci stiamo organizzando per tornare in piazza nella mattinata di domenica 3 maggio, sempre in modo pacifico e rispettando le distanze». Christian Gambino, titolare della pizzeria Da Chistian di Calvecchia auspica che alla prossima manifestazione siano presenti anche i referenti delle associazioni di categoria tra cui Ascom-Confcommercio, Confartigianato, Cna, «serve soprattutto una voce unica». In prima fila a protestare erano parecchi gli acconciatori. Federica Cibin, titolare di un noto salone a Grassaga, spiega di essere pronta a ripartite, «mi ero già attrezzata con uno strumento per arieggiare 300 metri cubi all’ora, e aprirò un giardinetto interno dove tra le clienti saranno rispettate le distanze. Il mancato guadagno è di circa 17mila euro. Ho il magazzino pieno, nessuna detrazione e l’iva pagata in marzo. Sono preoccupata anche per le mie tre dipendenti a casa con bambini, non hanno ancora percepito alcun sostegno economico». Per Ariel Dizdari del salone Stile libero di San Donà (due dipendenti) la stima del mancato guadagno è oltre 10 mila euro, «dallo Stato ci aspettiamo che almeno blocchi le tasse, quanto ci è stato dato basta solo per pagare una bolletta».

BARISTI PIEGATI

Luigi Furlan, gestore del bar Capriccio di Mussetta, spiega che «non se ne può più, oltre 10mila euro quanto perso finora con l’esercizio chiuso, sono pronto ad adeguarmi alle normative di sicurezza, le stiamo aspettando, se ci facessero aprire potremmo incassare qualcosa». A protestare anche Elisa Aracri del pub Spulboy di via Battisti e Piergiorgio Pavanel dell’omonimo bar, quest’ultimo precisa di essere «pronto a riaprire rispettando le distanze, come già facevo non appena è sorta l’emergenza. Di certo non abbiamo voglia di ammalarci». Dello stesso avviso Luisella Pavan, titolare del negozio di abbigliamento Contemporary Lu della parrocchia Pio X: «Ho aperto il negozio da un anno e mezzo – spiega- Ho chiuso dal 9 marzo, la stima è di 7mila euro di marcato guadagno e ho continuato a pagare l’affitto. Si può riaprire facendo entrare uno, due clienti alla volta come accade per altre attività, con tutte le precauzioni».

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