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«Affitti, nessuno sconto» Gli artigiani all’attacco

Fonte: Il Gazzettino del 06-04-2020

Gli artigiani e i negozianti veneziani stanno vivendo con moltissima apprensione questi momenti in cui alla mancanza degli incassi si sommano le scadenze fiscali e degli affitti. La percentuale di aziende che sono in affitto nella città antica è altissima: oltre il 75 per cento, e con costi molto elevati. L’affitto meno caro riscontrato è tra i 2500 e i 3mila euro per 30 metri quadrati di negozio. Problema nel problema, se tra i privati si trova una certa accondiscendenza a modificare, sospendere o rivedere i canoni, da parte pubblica (Comune) e degli enti benefici e di assistenza non si sarebbe riscontrata la medesima disponibilità. A scontrarsi con questa impostazione è il direttore della Confartigianato veneziana, Gianni De Checchi. «La gente sta guardando con molta attenzione – spiega – al tema degli affitti. A noi si rivolge una media di 20 piccole imprese al giorno, tanto per capire quanto sia sentita la problematica. La liquidità non ce l’hanno, nonostante la promessa roboante del Governo non è arrivato niente. Di certo c’è che ci sono le saracinesche abbassate e adesso stanno facendo tutti domanda per 600 euro».
Che si fa, allora, non si paga?

«In teoria, ricorrono le condizioni di estrema gravità per cui gli affitti non siano pagati per eccesso di onerosità. È del tutto evidente che con le aziende chiuse la gente non ha liquidità. Noi suggeriamo comunque a tutti di fare accordi con i locatori ed evitare di prendere posizioni unilaterali, perché prima o poi cesserà l’emergenza e serve buon rapporto per proseguire l’attività. Poi, se non si paga l’affitto unilateralmente è chiaro che il locatore deve pagare la tassazione piena, mentre se c’è un accordo si fa un nuovo contratto con data certa e si pagano le tasse su quell’accordo». E come stanno andando questi accordi? «Mentre fra privati si trovano accordi in linea di massima a vario titolo, manca completamente all’appello la parte pubblica che a Venezia è importante. Una cosa che mi fa rabbrividire. Io denuncio la totale assenza di sensibilità da parte dei cosiddetti istituti benefici come l’Opera pia Coletti (poi assorbita dall’Ire e ora Ipav) l’ex Elemosinere e, per una piccola parte, la Querini Stampalia. Con quest’ultima, francamente ho avviato un colloquio che mi pare positivo».

E che accade? «Gli enti non rispondono agli affittuari e se rispondono lo fanno in modo incredibile. A me è stato risposto che la cosa sarà presa in considerazione alla fine dell’emergenza. Ma come? Adesso serve una presa di posizione di alto profilo.
Invito con forza gli amministratori di questi enti a mettersi una mano sulla coscienza e a prendere in mano il problema. Ognuno deve farsi carico di una parte del peso. Troppo comodo nascondersi dietro un angolo facendo finta che non sia successo niente. C’è chi sta rischiando di chiudere le attività. Coraggio signori: un moto di orgoglio: alziamo la testa e andiamo incontro a questa gente, non sta a me dire come. Questo silenzio è incomprensibile. E facciamolo subito e non quando sarà finita la pandemia». Ci sono anche Comune e Demanio? «Sì, ma il Demanio ha spostato le scadenze in avanti. Il Comune ci dice che se ci toglie affitto fa danno erariale. Non farebbe danno se concedesse delle dilazioni sui pagamenti da recuperare più avanti. Invito tutti coloro che sono in affitto dal Comune a fare questa proposta e invito il Governo a prevedere la possibilità per i Comuni di togliere affitti e tributi locali. Certo è che non bastano Imu e Tari sospese per due mesi, c’è bisogno di dilazioni molto più lunghe. Lo avrei detto anche al sindaco venerdì all’incontro con tutte le categorie, se non si fosse dimenticato di invitare la Confartigianato di Venezia. Sono cose che succedono, in questi periodi di superlavoro, ma mi auguro che faccia più attenzione agli inviti».

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