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“Altro che fase due, otto negozi su dieci sono a zero incassi”

Fonte: Il Gazzettino del 07-04-2020

Potrebbero restare aperte, ma la consegna a domicilio non dà garanzie ed è difficile organizzarla su due piedi. Così più di otto attività su dieci – tra bar, caffetterie, ristoranti e pizzerie – sono chiuse e devono fare i conti con le spese che continuano ad accumularsi e non possono aspettare. E solo un imprenditore su quattro è certo di poter riassumere, terminata l’emergenza, tutto il personale che ha messo in cassa integrazione o lasciato a casa nell’ultimo mese.

I NUMERI RECENTI

Nel commentare i dati del Centro studi di Fipe (la Federazione italiana pubblici esercizi) che ha intervistato piccole imprese di turismo, ristorazione e tempo libero, il presidente di Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia, Massimo Zanon, lancia l’allarme per le attività veneziane: «Bar, caffetterie, ristoranti e pizzerie, ma anche discoteche, banqueting, stabilimenti balneari sono in difficoltà: la chiusura delle attività, imposta per contenere l’epidemia Covid-19, ha annullato ogni incasso e le imprese si trovano a dover gestire molteplici problemi: dal pagamento di stipendi, contributi e fornitori alle locazioni degli immobili».

LE CATEGORIE COINVOLTE

L’indagine della Federazione dei pubblici esercizi ha coinvolto ristoranti (per il 64% del totale), bar (14.5%), discoteche e stabilimenti balneari (18%), nel 77% dei casi aperte da oltre 10 anni, quindi attività che vacillano nonostante le radici sembrassero ben salde. Dati che riguardano tutta Italia ma che la Confcommercio riflette su Venezia, provincia nella quale la situazione non cambia. E si scopre che, tra le misure già attivate, le imprese stanno utilizzando soprattutto la cassa integrazione in deroga (30,6%), la sospensione dei mutui (25%), la cassa integrazione ordinaria o il fondo di integrazione salariale (20,3%). Ma che per ora, solo il 17,1% dei lavoratori autonomi sta chiedendo i 600 euro per il mese di marzo. Inoltre, il 18,7% degli imprenditori intervistati ritiene necessaria la sospensione del pagamento dei tributi mentre solo il 9,3% sta accedendo alle procedure per la sospensione dei contributi previdenziali e delle ritenute fiscali.

LE PROPOSTE

«Le misure attivate dal Governo sono un primo, piccolo salvagente prosegue Zanon . Con le settimane, però, si delinea la gravità della situazione e la necessità che al più presto si adottino misure davvero eccezionali e adeguate, a cominciare dalla liquidità che deve essere immediatamente disponibile. Serve un credito garantito dallo Stato, che consenta prestiti a lungo termine, da restituire tra i 15 e i 25 anni, a seconda dell’utilizzo, anche per recuperare il gap tecnologico che l’emergenza ha evidenziato in molte micro e piccole imprese. È indispensabile anche che lo Stato si faccia carico di garantire un reddito ai lavoratori che perderanno il posto».

IL SETTORE PIU’ FRAGILE

Risulta tra i più fragili proprio il settore dei pubblici esercizi nel quale solo un imprenditore su quattro (27,2%) si dice fiducioso di poter ripartire con lo stesso organico che aveva prima dell’emergenza Covid-19. E a preoccupare è l’immediato futuro, cioè le settimane che tradizionalmente caratterizzano l’apertura della stagione primavera-estate, che appare già compromessa, a cominciare da Pasqua, 1° maggio e settimana di Pentecoste. «Prima di parlare di fase 2 o 3 bisogna considerare che queste imprese sono nella fase del fatturato zero conclude Zanon Fipe rileva che il 96% degli imprenditori ritiene assolutamente insufficienti le misure finora adottate e chiede, a gran voce, la necessaria liquidità per coprire i mancati incassi e un accesso al credito con interessi zero o agevolati. Confcommercio sta chiedendo in tutte le sedi istituzionali, a cominciare dal Parlamento, che per salvare le imprese del terziario e le partite Iva si debbano assolutamente moltiplicare le risorse economiche e finanziarie, decapitare la burocrazia inutile, annullare tasse e contributi, attivare una linea di finanziamenti garantiti dallo Stato a da altre istituzioni, Unione Europea compresa».

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