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Anche i gondolieri tirano la cinghia: «Noi sostituti resteremo senza lavoro»

Fonte: Il Gazzettino del 21-04-2020

Non ci sono solamente i negozianti, i ristoratori, i baristi, gli albergatori a non sapere come far quadrare i conti di fine mese. Anche categorie fino a l’altroieri considerate più che fortunate oggi sono alle prese con i 600 euro dello Stato e qualcuno anche con i buoni spesa. Stiamo parlando dei gondolieri, che da un momento all’altro si sono trovati spiazzati da una crisi del turismo iniziata con l’acqua alta di novembre e che è peggiorata con l’epidemia da Covid-19, con gli effetti che tutti vedono. Non c’è più una barca che si muove, poiché non c’è domanda e i gondolieri sono tutti a casa. Ci sono i titolari di licenza, che bene o male riescono a far fronte al periodo di crisi e ci sono i sostituti, partite Iva a chiamata che fino a quando le cose andavano bene avevano lunghi periodi di sostituzione di titolari in ferie o in malattia. Adesso che i titolari non vedono chiaro, saranno loro a lavorare in gondola e per i sostituti, alcuni dei quali hanno più di 50 anni, saranno momenti molto duri. «La situazione in questo momento è disastrosa – dice un gruppo di sostituti – ma la nostra preoccupazione sta nella riapertura, quando ci troveremo tutti senza lavoro. Ci sono state tolte tutte le giornate di lavoro che erano state programmate per i prossimi mesi, quando si spera di ripartire. Anche quelle che ci davano quando il titolare era di festa. In altre parole, ci è stato comunicato che i titolari faranno tutte le giornate disponibili e a noi non verrà dato nulla».

La situazione dei gondolieri sostituti è un po’ particolare e il perché lo spiegano loro. «Noi siamo partite Iva e abbiamo dei costi fissi – aggiungono – a fronte della denuncia del 100 per cento degli incassi, noi paghiamo le tasse su quello, ma poi la metà la versiamo al gondoliere titolare». Ma il problema vero è un altro e starebbe, a loro dire, nel recente bando per 60 nuovi sostituti, contestato in modo anche pesante dai sostituti già esistenti. «L’Ufficio mobilità del Comune – attaccano – ha fatto entrare 60 nuovi sostituti e avendo fatto entrare per lo più figli o parenti dei titolari, il lavoro ci verrà a mancare. A crisi finita, poi, ci dovremo confrontare con tutti i sostituti presenti che, a fronte del menefreghismo del Comune di Venezia sono diventati quasi la metà dei titolari. A fronte del bando sostituti, si parlava poi di 20 nuove licenze, poi ridotte a 7. Alla fine, neanche di queste non si sente più parlare. Questo – concludono – lo troviamo un atteggiamento vergognoso nei nostri confronti, che lavoriamo da una vita e il lavoro non possiamo perderlo per pasticci creati da altri». Inutile dire, che quando il virus sarà finito, già si parla di iniziative forti contro il Comune, compresa l’occupazione del municipio, che già in passato si era verificata.

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