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Arsenale, 130 milioni di lavori sul piatto Restauri e servizi, le paratoie se ne vanno

Fonte: La Nuova Venezia del 22-05-2020

Via la manutenzione del Mose dall’Arsenale. Ci sono voluti quasi due anni, ma adesso il Provveditorato alle Opere pubbliche ha deciso. La «pulizia» e la verniciatura delle paratoie non si farà più in laguna, a pochi passi da San Marco. Ma in terraferma, nell’area industriale molto più adatta a quel tipo di attività. Lo aveva deciso l’ex provveditore Roberto Linetti. Adesso il suo successore, Cinzia Zincone, ha convocato per mercoledì prossimo il Comitato Tecnico per l’approvazione del progetto definitivo. 130 milioni da spendere, di cui 84,5 per il restauro e la “messa in sicurezza” dell’Arsenale e dei suoi Bacini di carenaggio. Restauri, scarichi, depuratori, infrastrutture che potranno essere utili a mantenere nell’area l’attività legata alla cantieristica. Ossigeno per le imprese, che troveranno lavoro sicuro. E soddisfazione espressa dai comitati ambientalisti e dal Forum Arsenale, che avevano levato gli scudi in difesa della monumentalità del complesso.

Mesi di incertezza, di confronti tra il Provveditorato e il commissario Sblocca cantieri Elisabetta Spitz. Adesso la decisione. Nella lettera inviata al concessionario Consorzio Venezia Nuova, Zincone scrive che «all’Arsenale non si farà manutenzione pesante. Ciò significa che le paratoie non subiranno in Arsenale processi di sverniciatura e possibilmente di riverniciatura». Dove si farà allora questa attività, che nel progetto definitivo del Mose viene indicata come «continua», nell’ordine di una paratoia da smontare e rimontare ogni mese? Su questo punto le indicazioni di Spitz e Zincone sono più sfumate. «L’area Pagnan potrebbe essere utilizzata per la manutenzione pesante», continua la lettera inviata agli amministratori straordinari del Consorzio, «ovvero alienata». Significa che l’alternativa ancora in campo è quella di vendere quell’area, a suo tempo sistemata dall’impresa Mantovani proprio per movimentare le paratoie in arrivo, e pensare al centro di manutenzione in un altro sito. Dove?C’è ancora non risolta la questione della manutenzione del sistema. Cento milioni almeno ogni anno. E una prima gara per la manutenzione è stata annullata, e ancora in corso.Vi hanno partecipato la Cimolai, azienda pordenonese che ha costruito la prima serie di paratoie; la Brodospolit, che ha sede in Croazia; e la Fincantieri, colosso della cantieristica che potrebbe essere un candidato possibile per il lavoro. 

Delle tre, solo Fincantieri ha un’area adatta a Marghera. «È un nodo da sciogliere al più presto», dicono gli addetti ai lavori, «dopo due anni di incertezze». Resta aperta la questione dell’Arsenale. Se ne andrà la «manutenzione pesante», non il centro di controllo (Control room), i cui lavori sono ripresi anche se non ancora conclusi. Resteranno alcune sedi del centro di cooordinamento del sistema Mose.Ma potranno essere riutilizzati i tre grandi Bacini di carenaggio, struttura ottocentesca unica nel suo genere nell’intero Mediterraneo. Utilizzati ancora oggi per la riparazione degli scafi di navi, che vengono messe all’asciutto all’interno del Bacino. Il Bacino Grande adesso ospita la struttura del jack-up, la nave costata 53 milioni di euro per la movimentazione delle paratoie. Il medio e il piccolo dovranno essere riutilizzati dalla città per attività di cantieristica, compatibili con il luogo. Scelte strategiche che non possono più aspettare. L’Arsenale era stato dato in concessione per 30 anni al Consorzio di Mazzacurati nel 2005, quando al vertice del Demanio nazionale era proprio Elisabetta Sptz, adesso nominata dal governo commissario per il Mose. Il progetto prevedeva la manutenzione in Arsenale. 

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