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Artigiani in allarme. Un’azienda su tre rischia di chiudere

Fonte: Il Gazzettino del 20-03-2020

Quasi 20 mila imprese artigiane dell’area metropolitana (per la precisione 18.771) sono con l’acqua alla gola: una su tre ha chiuso o chiuderà presto. Per questo Confartigianato ha messo in piedi un piano di emergenza che possa aiutare le varie aziende a superare questo periodo e poi ripartire, altrimenti il rischio per molte è il fallimento, e per migliaia di dipendenti è la perdita del posto di lavoro. Dove non arriva il Governo, insomma, arriva la solidarietà tra aziende perché «il sistema delle piccole e medie imprese legate all’artigianato è al limite della tenuta» afferma il presidente della Confartigianato Metropolitana Città di Venezia Salvatore Mazzocca.

LA TASK FORCE

Così le azioni decise sono due: da un lato il Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato interviene per aiutare i dipendenti lasciati a casa di tutte le aziende (tranne il settore edile) con l’integrazione salariale all’80%, dall’altro Cofidi ha messo a disposizione delle imprese che chiedono prestiti un finanziamento di 20 milioni di euro. Le due iniziative sono già operative, per ottenere informazioni basta rivolgersi alle varie sedi territoriali della Confartigianato: Cavarzere e Cona 0426 310176, Chioggia 041 5544184, Riviera del Brenta 041 410333, Mestre 041 2386611, Veneto Orientale 0421 284911, San Donà 0421 3351, Venezia 041 529 9211. Le operazioni sono veloci e agili per non pesare ulteriormente su realtà che sono già gravemnente provate dalla crisi. D’altro canto la situazione è drammatica un po’ in tutti i settori anche se tra le più danneggiate ci sono in primo luogo le attività chiuse per decreto, come nel comparto benessere (estetisti, parrucchieri etc) che ha visto chiudere tutte le circa 1800 aziende in provincia; in grande difficoltà anche il settore dell’alimentazione, con la chiusura di circa 500 aziende, e quello della moda. Tra chi resta aperto, gran parte delle circa 5 mila piccole e medie imprese artigiane associate che hanno dipendenti e che in provincia danno lavoro a 21 mila persone, stanno ricorrendo agli ammortizzatori sociali e agli strumenti d’emergenza varati proprio dal sistema Confartigianato. «Tra le imprese artigiane che ancora reggono la pressione è fortissima – prosegue Mazzocca -: si viaggia con l’orizzonte corto per la difficoltà di reperire materie prime e l’inevitabile calo di nuove commissioni e nuovi lavori nel breve medio e lungo periodo». Come intervengono Cofidi e il Fondo di solidarietà (frutto di un accordo interconfederale fra Confartigianato, le sigle datoriali e sindacali e gestito tramite l’Ebav, Ente Bilaterale Artigianato Veneto)?

GLI AIUTI

Il primo, Cofidi, ha recentemente deliberato di mettere a disposizione delle Pmi interessate direttamente o indirettamente dall’emergenza Coronavirus, un plafond di 20 milioni di euro di liquidità pura: l’importo richiesto, dai 10 mila ai 150 mila euro e comunque non superiore al 30% del fatturato di ogni impresa, prevede il rientro con rata mensile per un periodo della durata massima di 60 mesi. Il secondo, invece, senza costi aggiuntivi per le aziende, sta pagando i lavoratori delle imprese artigiane che non avendo accesso alla cassa integrazione sono rimasti a casa dal 26 febbraio scorso e che resteranno a casa fino il 31 marzo prossimo, con un assegno di integrazione al reddito pari all’80% delle ore perse, con un massimale mensile di circa 1.200 euro lordi. E per ora hanno chiesto aiuto 369 aziende artigiane per supportare 1.681 dipendenti (Venezia 40 imprese per 188 dipendenti, Mestre 97 imprese per 472 dipendenti, Dolo 37 imprese per 158 dipendenti, Chioggia 28 imprese per 150 dipendenti, San Donà 87 imprese per 360 dipendenti, Cavarzere 10 imprese per 38 dipendenti, Portogruaro 70 imprese per 315 dipendenti).

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