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Bilancio bocciato, l’ira del porto

Fonte: Il Gazzettino del 19-06-2020

Città Metropolitana e Regione dicono no al bilancio 2019 dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale, che pure vanta numeri invidiabili (26 milioni 200mila euro di avanzo e 10 milioni e mezzo di utile e indebitamento dimezzato), e il presidente Pino Musolino si sente sotto assedio. La stessa vicenda era capitata anche lo scorso anno, quando il Comitato di gestione saltò per mancanza del numero legale a causa della defezione dei rappresentanti di Regione (Maria Rosaria Campitelli) e della Città metropolitana (Fabrizio Giri). Impasse poi risolta all’ultimo con l’assenza di Campitelli e l’astensione di Giri. Ieri mattina il Comitato di gestione era al completo, ma al momento del voto, Campitelli e Giri hanno depositato due note in cui si dice che il rendiconto 2019 sconta una carenza di analiticità e trasparenza. Una situazione che ha reso impossibile approvare il bilancio, ma soprattutto ha bloccato i provvedimenti che Musolino aveva già in mente a sostegno dei lavoratori portuali e delle imprese che lavorano con il porto.

GIOCO PERICOLOSO

«Non ci arrivo – dice Musolino – non sono in grado di spiegare razionalmente qualcosa di irrazionale, ma prendo atto che la presentazione di due dichiarazioni di voto uguali in tutto, persino nel carattere di stampa, rende impossibile l’approvazione del bilancio e gli aiuti ai lavoratori portuali di Venezia e di Chioggia. I due enti si esprimono in modo non favorevole, ma non danno alcuna motivazione, come invece prevede la legge. Tenete conto che i bilanci portuali, prima di essere portati al Comitato, sono sottoposti alla vigilanza del Collegio dei revisori nominati da Ministero delle Infrastrutture e dell’Economia, che hanno obbligo di verificare la veridicità tecnica e amministrativa. Ora, uno può dire che il bilancio non gli piace ma non può scrivere che è irregolare».

TUTTO BLOCCATO

Musolino aveva già deciso cosa fare con l’avanzo: iniettare liquidità nelle imprese e dare la possibilità ai lavoratori del settore di arrivare a fine mese con un’integrazione di 60 euro giornalieri per mancata chiamata. In base al decreto Rilancia Italia è possibile anche abbattere i canoni concessori alle imprese, fino a cancellarli.  «Stiamo parlando di gente che ha bisogno di risposte, circa 21mila lavoratori – prosegue Musolino – e ora sono davvero in difficoltà, perché non so cosa dire loro. Io credo che sia tutto il frutto di un malinteso, ma è inaccettabile in un momento in cui non c’è spazio per i giochetti sulla testa delle persone e delle famiglie. Dalle risposte del presidente Zaia, mi par di capire che lui non abbia dato input e che abbia lasciato liberà di coscienza. Non è pervenuta una sola richiesta di chiarimenti nello spazio di un mese». 

NO AL COMPLOTTO

Musolino non crede alle manovre per tagliare la strada alla sua riconferma. «Io sono fungibile e sono qui per lavorare – dice – ma posso essere mandato a casa in qualunque momento. Non credo che per colpire Musolino si arrivi a mettere a repentaglio la vita del porto e la vita di tante famiglie. Quanto a un possibile commissariamento, non ci sono i presupposti. Non posso neanche pensare che in questo momento qualcuno faccia questo per fare un dispetto a me. Io sono sereno: chi spacca i vasi poi li rimette anche a posto. In ogni caso, ritengo – conclude – di poter dare ancora un forte contributo al mio Paese, più forte di 4 anni di esperienza e credito nelle sedi europee».

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