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“Bisogna trasformare subito l’M9 nel Museo della Città Metropolitana”

Fonte: La Nuova Venezia del 23-03-2020

«La sola strada da prendere che ha l’M9 per salvarsi, è quella di trasformarsi nel Museo della Città metropolitana di Venezia, Padova e Treviso». Secondo Marino Folin, ex rettore dello Iuav che divorziò da Polymnia nel 2016, il progetto deve cambiare rotta e direzione. Nei giorni scorsi dall’ex assessore Roberto D’Agostino, è stata proposta l’idea che l’M9 diventi il Museo interattivo della storia e della ricchezza di Venezia. «M9 è un progetto sbagliato. Così il museo non avrà alcun futuro», così si era espresso D’Agostino. «Il museo così com’è non avrà alcun futuro: è sbagliato il progetto su cui si fonda. Continuare a impegnare risorse e intelligenze intorno a un progetto sbagliato non può portare ad alcun risultato e anzi se si insisterà a procedere su questa strada le cose, non potranno che peggiorare. L’intervento di recupero dal punto di vista urbanistico e architettonico è senza dubbio un successo e può essere considerata una delle cose migliori fatte a Mestre negli ultimi decenni. La riorganizzazione delle destinazioni dell’area non costituisce un problema insolubile e si troveranno certamente le soluzioni migliori.«Fin dall’inizio ho avuto molti dubbi, non tanto sull’operazione museo, sull’intervento architettonico non ho nulla da dire, ma i miei dubbi vertevano sul fatto che il museo da farsi dovesse essere il museo del ‘900, inevitabilmente un contenitore troppo vasto, ampio, generico, difficile da gestire», ragiona Folin. 

Che prosegue: «Avevo suggerito, idea che in qualche modo si sposa con quanto detto dal professor Roberto D’Agostino, che nell’M9 andrebbe creato il museo della città metropolitana di Venezia, Padova e Treviso, il museo delle trasformazioni del Novecento, di quello che fino alla fine della Repubblica era un territorio agricolo e la transizione verso l’industrializzazione, una storia di straordinario interesse che continua ad essere viva, vivace, il luogo del grande museo della città del presente e dell’avvenire, in cui si discutono le scelte future di Mestre come parte importante della città metropolitana».L’ex rettore ne chiarisce i contorni: «Un progetto del genere potrebbe suscitare più interesse che non il museo del’ 900. Parlo di un’area metropolitana di Venezia che ha avuto nel corso del Novecento trasformazioni radicali, emblematiche di tutto il secolo di cui parliamo in Italia. Ecco, dovremmo partire da queste, da un museo che ci dice cos’era il territorio dell’area metropolitana di Venezia Padova e Treviso alla fine della Repubblica di Venezia. 

Dentro c’è tutto: la trasformazione agraria, le bonifiche, la frantumazione della proprietà, le grandi ville di cui ci fregiamo, la nascita di Marghera, il processo del secondo dopo guerra di industrializzazione della campagna fino a che il territorio si è urbanizzato. Perché non tematizziamo questi di argomenti?».«In questo modo», dice ancora, «si potrebbero coinvolgere le associazioni storiche della città, il generico ‘900 in Italia non è un tema in cui anche associazioni che insistono a Mestre si ritrovano, invece nelle trasformazioni della città metropolitana tutte possono trovare radici comuni di approfondimento».Infine: «È importante sotto il profilo geografico che il museo della Città metropolitana di Venezia, Padova e Treviso sia localizzato a Mestre, è un modo in cui la città si rapporta con la sua specificità con il resto del territorio metropolitano. Questa è la sola strada da prendere perché l’M9 si salvi».E la parte retail? «Anche quella andrebbe ripensata, Mestre come tutti i centri sta perdendo attrattività e la presenza di giganteschi outlet e tempi dello shopping nella cintura non aiuta. Se vogliamo davvero inserire dei negozi, devono essere particolarissimi, di appeal, eccezionali, bisogna inventarsi qualcosa, altrimenti il pacchetto è destinato al declino. Speriamo che si apra il dibattito alla città intera».

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