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«Bond Venezia per aiutare gli albergatori comprando le camere fino al 2023»

Fonte: La Nuova Venezia del 19-07-2020

Un piano di rilancio per gli hotel di Venezia e Mestre senza aiuti statali. Si chiama “Futures for Venice”, e lo ha proposto Ava, l’associazione degli albergatori veneziani. Lo illustra Giuseppe Mongiello, commercialista ed esperto di diritto tributario. E colui che ha pensato a un sistema di bond. Mongiello, ci spiega come funzionerà il progetto?«Futures for Venice consiste nel creare una società veicolo che emetterà dei bond, delle obbligazioni, per un totale di 300 milioni di euro, ovviamente con i relativi interessi per gli investitori. Invece di prestare i soldi ottenuti, appesantendo i bilanci degli hotel con ulteriori debiti, si comprano le camere per le stagioni 2021-22-23, quando si spera che il Covid sia un lontano ricordo. Le notti nelle camere, acquistate scontate dalla società, vengono messe sul mercato dai tour operator che stiamo selezionando, che le vendono ai turisti. Sarà positivo per gli albergatori che avranno i soldi subito, per lo Stato che non avrà costi, per chi sottoscrive le obbligazioni che avrà una remunerazione».

Chi saranno gli azionisti di questa società?«Il socio unico sarebbe Cassa Depositi e Prestiti, che garantirebbe la bontà dell’operazione collocando i bond sul mercato italiano e internazionale. Serve il sì del governo, che preferiamo a un partner privato e per cui l’operazione sarebbe a costo zero: il ruolo di Cdp è di intermediazione pura, senza perdite o guadagni. Inoltre ci sarebbe vicinanza a Venezia anche da parte dei consumatori: sottoscrivendo il bond si guadagna e al contempo si aiuta una città patrimonio dell’umanità».Come è determinato l’importo complessivo dei bond stimato in 300 milioni? E che scadenze e interessi avranno? «Il fatturato annuo degli alberghi a Venezia è 1,5 miliardi, i 300 milioni sono calcolati su un 15-20% di camere da vendere subito. Percentuali più alte pregiudicano le stagioni future perché un domani non lascerebbero stanze disponibili. Il 15-20%, quindi, è la cifra giusta per coniugare “cash flow” e sviluppo dell’attività. Per quanto riguarda la scadenza dei bond l’ideale è tra 3 e 5 anni, l’interesse invece è dettato dal mercato: di solito si calcola sull’Euribor più uno spread a vantaggio dell’azionista. Oggi sarebbe del 2-3%, ma tra un mese potrebbe già cambiare».Sarebbero garantiti dallo Stato?«Non chiediamo la garanzia statale: sono garantiti proprio dal fatto che non è un prestito ma si comprano direttamente le notti in hotel, come fossero merci da poter poi rivendere. Non servirebbe nemmeno la garanzia di Cassa Depositi e Prestiti, ci piace solo per il suo ruolo istituzionale ma i bond non ne hanno bisogno. 

Tra l’altro c’è molto interesse di diversi fondi internazionali, che vedono opportunità di guadagno perché oggi la stagione è compromessa, sul 2021 può esserci qualche dubbio ma dal 2022 il turismo tornerà come prima».Peggiore degli scenari: un piccolo albergatore aderisce all’iniziativa, vende il 15% delle camere per le prossime stagioni e ottiene liquidità. Non ce la fa comunque e fallisce. Che succede? «La società veicolo nasce proprio per risolvere questi casi: oggi sul mercato il tour operator compra le camere dell’hotel, se questo fallisce non può più rivenderle. Invece facendolo su una pluralità di alberghi e comprando le notti con scontistica molto alta, il margine di guadagno sulle altre camere protegge dal rischio. Un tasso di fallimenti “normale” è già calcolato dal modello, il problema si avrebbe se la pandemia durasse molti anni ma a quel punto sarebbe un problema per tutta l’economia mondiale, non solo per gli hotel».Quali sono i tempi per attuare il progetto?«Ne abbiamo parlato anche con il sottosegretario Baretta, si è detto favorevole e aspettiamo risposta dal MEF entro fine luglio, poi serviranno 60 giorni per i tempi tecnici di emissione dei bond».

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