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Brugnaro nel mirino: «Come uno sceriffo»

Fonte: Il Gazzettino del 02-04-2020

È polemica sulle minacce lanciate dal sindaco della Città metroplitana di Venezia, Luigi Brugnaro, durante la diretta Facebook di martedì pomeriggio, nel corso della quale si è scagliato, senza far nomi, contro «chi fa polemiche pretestuose», mettendolo in guardia: «Sappia che avrà tempo per essere richiamato a quello che ha fatto – ha dichiarato Brugnaro – Ci sono nomi e cognomi, abbiamo segnato tutto. Sappiate che seguiamo giorno per giorno quello che viene scritto: scrivete pure. Fate pure le vostre campagne politiche strumentali e pessime, anche come buon gusto…»
Minacce probabilmente rivolte agli avversari politici che nella stessa giornata lo avevano attaccato per aver definito spiccioli i fondi messi a disposizione del decreto Cura Italia, invitandolo a lavorare per distribuire i contributi ai cittadini invece che alimentare sterili polemiche.

DIRITTO DI CRITICA

«Penso che in questa fase delicatissima ci sia bisogno di amministratori al lavoro e non di sceriffi dal piglio censorio – ha dichiarato Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio – Libero il sindaco Brugnaro di difendersi da offese o da ogni altro gesto che travalica il confine della civiltà e della legalità. Ma nell’assistere a messaggi che sanno di avvertimento nei confronti di chi avanza critiche sul suo operato, si ha l’impressione che ad essere superato sia il confine istituzionale. Non è accettabile, tanto più se viene da chi ha responsabilità pubbliche, ogni forma di comunicazione che tende ad intimorire i cittadini e a limitarne il diritto di critica e la libertà di pensiero». Critico anche il senatore veneziano Andrea Ferrazzi: «Non si capisce a chi allude il sindaco Brugnaro: ai giornalisti? Ai singoli cittadini? Gli consigliamo compostezza», ha commentato il parlamentare Pd.

ORBAN IN SAOR

Su Twitter per tutta la giornata è stato rilanciato l’hashtag #segnatiancheilmionome a cui hanno aderito decine e decine di persone, tra cui la capogruppo Pd il Consiglio comunale, Monica Sambo. Noi per Venezia ha invitato Brugnaro a segnarsi anche «il nostro di nome e sappia che non facciamo sconti a nessuno», mentre lo storico Giuseppe Saccà, del Pd, ha definito il sindaco Orban in saor, con riferimento al presidente dell’Ungheria. Michele Scibelli di Più Europa Venezia ha dichiarato che «Brugnaro ha sempre dimostrato di non sapersi controllare quando deve affrontare momenti o periodi difficili. Secondo noi non voleva dire quello che ha detto ma, purtroppo per lui, è molto debole dal punto di vista psicologico e perde facilmente il controllo. Tra l’altro non conoscendo alla perfezione la lingua italiana più che parlare vomita parole di fatto senza senso. Da sempre riteniamo che non sia all’altezza di rappresentare una città come Venezia».

SCUSE DOVUTE

Contro Brugnaro anche Gian Angelo Bellati, già candidato a Ca’ Farsetti per le liste civiche: «La solita figuraccia… peccato che sia anche sindaco e che ci faccia anche la nostra città una figura». Giovanni Martini, di Tutta la città insieme ha parlato di un primo cittadino in «perenne campagna elettorale… che ha esordito, cinque anni fa, con un’operazione di censura, e che ha continuato su tale strada: le sue ultime affermazioni lo confermano». Mentre la coordinatrice veneta di Europa Verde, Luana Zanella, sollecita il sindaco a «chiedere scusa: non abbiamo bisogno di arroganza e presunzione, ma di una guida capace di essere all’altezza della situazione drammatica, di ascoltare e tenere conto anche delle critiche e delle proposte di parti sociali e politiche a te avverse. Sei al servizio e non padrone della città!» Getta acqua sul fuoco il consigliere comunale fucsia Maurizio Crovato: «Avendo un ruolo istituzionale il sindaco dovrebbe avere a volte più garbo, ma c’è anche chi specula sul coronavirus: abbassiamo tutti i toni». «Non mi sono sembrate minacce né liste di proscrizione – aggiunge l’assessore al Bilancio, Michele Zuin – Un semplice sfogo di fronte a critiche, da una parte del Pd, che sono sembrate anche a me fuori luogo».

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