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Cacciari sulla fase 2. «Gestione illogica, bisogna riaprire tutto E Venezia è al crac»

Fonte: La Nuova Venezia del 28-04-2020

«Questa gestione della ripartenza è illogica, senza senso. Bisogna definire norme di cautela, ma aprire le attività, tutte. Non ha senso distinguere per merceologìe. E governo e Regioni devono dare i poteri ai sindaci. La crisi è grave, Venezia è a rischio crac. Il sindaco Brugnaro ha ragione a lanciare l’allarme. Convochi un tavolo con tutti. Solo così possiamo farcela». Massimo Cacciari lancia l’idea di un «governo bipartisan» per la gestione del dopovirus. «Dividiamoci su altre cose, non su questa», dice. È appena rientrato nella sua casa di Milano. «In treno ero da solo. Nessun controllo, niente». Ci tiene a lanciare l’allarme. Partendo dalla città di cui è stato sindaco per 12 anni. «La crisi è dappertutto», attacca, «ma le città turistiche e in particolare Venezia rischiano il crac. Dobbiamo fare presto».

Qualcosa si sta facendo.

«Non abbastanza! La gestione di questa fase dell’emergenza è confusa. Priva di ogni logica, tale da rendere difficile la ripresa. Artigiani e commercianti sono obbligati a non lavorare. Assurdo».

Il virus non è sconfitto.

«Certo, ci vuole attenzione. Ma così non va. Non si possono fare differenze merceologiche, tu puoi aprire e tu no. Che senso ha? Servono regole rigide e controlli. Ma devono aprire le attività.»

Tutte?

«Che discorsi, quelle che comportano assembramenti no. Ci dobbiamo dimenticare per un po’ lo stadio, i concerti, la movida, il cinema così com’è. Ma le fabbriche devono riaprire. Che differenza fa se produco auto o biscotti? Si diano criteri, gli stessi per tutti. Così per gli uffici. Si redistribuiscono i posti, si usano le mascherine. Non ha senso dire tu sì e tu no. Perché le imprese edili possono lavorare e quelle che fanno i palchi per la Biennale no? Si alimenta l’incertezza e si aggravano i danni».

Chi l’ha fatta la confusione, il governo o le Regioni?

«Non lo so, non mi interessa. Dico solo che in queste norme non c’è logica. Non si può decidere a priori chi lavora e chi no».

Lei aprirebbe anche bar e ristoranti?

«Ma certo. è facile. Invece che cento tavoli ne metteranno 20. Ridurranno i posti. Ma così non lavora nessuno… e siamo tutti mortali».

C’è la tutela della salute.

«Sì ma per il cittadino, ad esempio: perché proibire la passeggiata? Bisogna stare distanti e avere la mascherina. Ma perché non posso prendere un caffè?»

Il governo ha stanziato soldi.

«Non abbastanza. E dovevano darli direttamente in conto corrente , non attraverso le banche. Quello è stato un grave errore. È una procedura assurda, in altri Paesi hanno fatto diversamente».

Hanno rinviato i pagamenti delle tasse.

«Le tasse dovevano annullarle per il 2020, non rinviarle. Questa gente non ha lavorato per tre mesi. Hanno gli affitti alti da pagare, fino a 10 mila euro al mese. Rischiano di scomparire. Si salvano solo quelli che hanno fondi, gli altri no».

Venezia rischia il crac, lei dice.

«Certo. La situazione è drammatica. In tutte le città c’è crisi, ma qui l’economia turistica non c’è più. Venezia rischia la pelle se non riparte presto e rapidamente».

C’è un rischio sociale?

«Sì, vedo un rischio sociale molto alto».

Lei è d’accordo con il sindaco Brugnaro che si è scagliato contro i limiti imposti da Regione e governo?

«A Brugnaro dico: sindaco, nel tuo grido di dolore hai molta ragione. Ma devi essere conseguente. Devi coinvolgere tutti, aprire un tavolo anche con le opposizioni, lo devono fare i sindaci. Solo coinvolgendo tutti in questa fase la città si può salvare. Con richieste unanimi. Se c’è la minima conflittualità non ci ascolta nessuno».

Ma tra poco si vota…

«Possiamo avere visioni diverse sul porto e su Marghera. Ma su questa emergenza non possiamo dividerci. Dobbiamo parlare a governo e Regione con una voce sola».

Più poteri ai sindaci.

«Lo dico da tempo. Per l’emergenza povertà è ancora più urgente. Solo i sindaci hanno il polso della situazione. Ma devono assumere comportamenti istituzionali. Brugnaro ad esempio deve capire che non è più il tempo del capo supremo, del fasso tutto mi. Che ci vuole dialogo e non arroganza, che deve abbandonare certi toni».

Nella sua Lombardia è andata peggio.

«Certo. E non per colpa del povero sindaco Sala. Hanno fatto una strage di vecchi, sottovalutato il contagio. All’estero ancora peggio…»

Stufo di stare a casa?

«Sì. Anche se a casa studio, lavoro. Ma adesso basta. Stiamo attenti, ma riprendiamo a vivere».

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