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«Cambiare rotta Dare contenuti allo statuto speciale»

Fonte: Il Gazzettino del 10-04-2020

L’idea che Venezia possa diventare un modello per il mondo, per la capacità di reinventarsi da una sciagura, l’ha lanciata con una lettera aperta pubblicata nei giorni scorsi. Il presidente dell’Accademia di Belle arti, Fabio Moretti, non teme di sembrare utopista, convinto com’è che per ottenere risultati si debba puntare in alto. Avvocato con studio a Milano ed esperienze internazionali, amante dell’arte, ha scelto di vivere a Venezia, dove dall’anno scorso presiede anche la storica Accademia. Lei sostiene che dopo il virus, nulla sarà come prima. Non crede che per Venezia il ritorno a una monocultura turistica sarà solo questione di tempo?

«Non lo posso sapere, non sono un profeta. Non sappiamo quanto durerà questa crisi sanitaria ed economica e questo vale sul piano nazionale e internazionale. La mia sensazione personale, però, è che sarà lunga. E a Venezia non avrà un’influenza positiva sull’economia della città. La gente uscirà da questa emergenza con meno soldi e meno voglia di viaggiare. Durerà un anno, dieci? Non lo sappiamo, ma se ne deve prendere atto, anche in positivo. Può essere una ragione per riprogettare l’economia di Venezia, oggi basata su un consumo del turismo a breve estremo che ha creato un grande benessere per alcuni, ma anche molti disagi. Vivere in una Venezia invasa da questo turismo è sempre più difficile, richiede una dose di eroismo: tutto è più costoso, tutto più problematico, la bellezza stessa è erosa. Ora si dovrà prendere atto che bisogna cambiare rotta». Ma in che modo cambiare rotta, da cosa iniziare?

«Non è facile, ci sono realtà stratificate. Bisogna darsi degli obiettivi e perseguirli. Il primo dovrebbe essere quello di ripopolare la città di abitanti che possono essere anche studenti, professori». Ma come farlo in concreto? «Non è semplice. Proprio perché è una questione complessa bisogna avvalersi delle migliori intelligenze disponibili al mondo. Quello che sta insegnando questo virus è che serve una collaborazione vasta e sinergie conoscitive estese. Ecco, Venezia potrebbe diventare un luogo dove convogliare queste conoscenze e queste sinergie per prefigurare un percorso che porti alla sua trasformazione da città dedicata solo al turismo a città più sostenibile, più verde, più gentile che poi attragga anche i turisti. Per questo penso a un concorso di idee a livello internazionale». Chi dovrà gestirlo?

«Le autorità che amministrano il territorio: Comune e Regione. In questi giorni mi è tornato in mente il discorso che il patriarca fece in Basilica a Natale. Parlava del disastro causato dall’acqua granda di novembre, oggi moltiplicato per mille, e auspicava uno statuto speciale per la città. Sarebbe bello dare dei contenuti a questo statuto speciale. Venezia, che ha sempre i riflettori puntati, potrebbe diventare un modello per la sua trasformazione. E il concorso di idee potrebbe portare le migliori menti del mondo a riflettere sul futuro della città, non solo in modo astratto, ma anche sugli strumenti con cui attuare la trasformazione. Un’utopia? Per portare a casa dei risultati bisogna puntare in alto». Lei ha scritto che Venezia dovrebbe diventare un luogo di lavoro e di produzioni gentili e sostenibili. A cosa pensa?

«Penso all’artigianato, ai tanti artigiani costretti a lasciare la città perché non riescono a vivere. Penso alle realtà che conosco, come l’alta formazione. Da presidente dell’Accademia di Belle Arti so che la nostra è una realtà emblematica. Abbiamo 1.400 studenti, ma potremmo averne molti di più se avessimo gli spazi. Nel mondo gli studenti che vogliono studiare arte danno una priorità all’Italia. Un patrimonio che potrebbe essere sfruttato molto meglio. Un altro esempio è l’ufficio che l’Oms ha in città. Venezia potrebbe diventare un luogo di ricerca anche per la sanità». Lo statuto speciale è sempre apparso di difficile applicazione. Il suo parere, anche da avvocato? «Fare di Venezia un luogo dove le attività imprenditoriali siano detassate è certo un cammino lungo e difficoltoso. Ma se nessuno lo comincia… Se per gli abitanti di Venezia ci fossero agevolazioni fiscali, la città sarebbe attrattiva. Bisogna partire, avere un piano a medio lungo termine che sia comune a tutti, non influenzato da un’amministrazione piuttosto che da un’altra. Finora un piano organico non mi pare sia mai stato fatto. Ora quest’idea si fa strada. C’è qualcosa nell’aria, che non è solo questo maledetto virus».

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