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Campalto, il by-pass senza fine

Fonte: Il Gazzettino del 17-06-2020

Quasi 60 milioni di euro spesi per 2 chilometri di strada la cui costruzione è cominciata a maggio del 2016 e ancora non è finita. Sembra, non vi è una certezza ufficiale, che il bypass di Campalto aprirà a luglio, ma le date annunciate ormai si accavallano: luglio 2018, febbraio 2019, luglio 2019, primavera 2020 ma fino ad oggi le uniche opere attivate sono la rotatoria a nord di Campalto verso Tessera (la prima opera realizzata alla fine di ottobre 2018), l’altra rotonda che collega il bypass con via Orlanda e l’area Cep (metà marzo 2019) e il collegamento secondario tra via Gobbi e via Casilina. Per il resto, è quasi tutto pronto, a parte il sottopasso che supera via Gobbi, il pozzo di San Patrizio dato che ci stanno lavorando da anni. Chiaro che a ritardare i lavori ci ha pensato pure il blocco per Covid-19 ma è solo un inciso nella lunga storia di questa infrastruttura.

LE PROTESTE

Dopo i vari contrattempi e le proteste degli abitanti della zona per le crepe sui muri delle abitazioni o per le opere di compensazione non ancora realizzate, ora pare che l’ultimo ostacolo sorto sia un contenzioso tra la dtita appaltatrice, la Vittadello, e l’Anas che ha commissionato l’opera: «L’impresa pare abbia posto diversi milioni di euro di riserve per lavori realizzati in più rispetto a quanto previsto dal piano originario – spiega l’assessore alla Mobilità Renato Boraso durante l’ennesimo sopralluogo -: dall’Anas ci dicono che non hanno più soldi, dall’impresa parlano di luglio per la fine lavori ma certezze non ne abbiamo e intanto non si capisce nemmeno di che fine lavori parlino, perché se è solo la strada non ci va bene: mancano ancora un sacco di opere per la cittadinanza». Il fatto che quel bypass sia diventato un problema lo dimostra anche il sopralluogo che ha fatto giorni fa lo stesso sindaco Luigi Brugnaro assieme al direttore dei Lavori Pubblici, Simone Agrondi. E la gente, intanto, è esasperata non solo per i danni e per le mitigazioni non ancora realizzate ma pure per i lavori già fatti che hanno peggiorato la qualità della vita invece di migliorarla: un esempio, la muraglia che dovrebbe essere una barriera antirumore con aperture in vetro e che invece ha chiuso in carcere gli abitanti di via Casilina che, assicura Marina Chiarel portavoce del Comitato dei cittadini, «non ripara nemmeno dal rumore perché è un divisorio come quelli usati nei parchi ferroviari, solo che è molto è più alto». 

E poi manca il ripristino dei collegamenti fognari interrotti per costruire la strada, «in via Gobbi, via Morosina, Carlo Martello e Casilina – aggiunge Boraso -. In via Casilina Nuova si sono dimenticati di posare i cavidotti per l’illuminazione pubblica così di sera la gente deve usare le pile ed è pure pericoloso girare. Gli scarichi per l’acqua piovana lungo il percorso della strada sono carenti». Anche quando la dittà avrà finito il bypass, dunque, resteranno tanti problemi da risolvere. E siccome Anas dice di aver finito i soldi, il Comune fa sapere di essere disposto a compartecipare finanziariamente purché si arrivi ad un’opera davvero utile e non dannosa, «anche perché se lo Stato ci mette più di quattro anni per costruire due chilometri di strada – conclude Boraso -, non oso pensare a quali disagi andranno incontro i residenti di Dese e Tessera quando patiranno i lavori per gli 8 chilometri di bretella ferroviaria, buona parte in trincea e in galleria». Unica consolazione, dalla scorsa settimana l’impresa ha montato la recinzione di cantiere lungo via Orlanda per costruire la pista ciclopedonale dalla vecchia chiesa di San Martino in centro a Campalto fino alla rotatoria verso Tessera: da programma dovrebbe essere pronta assieme al bypass.

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