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Cantieri, stop per decreto Via libera solo per il Mose

Fonte: Il Gazzettino del 23-03-2020

I cantieri, stavolta, si fermano per decreto. Con qualche eccezione, tra cui le opere alle bocche di porto del Mose, l’ultima stretta decisa dal governo per frenare il coronavirus da ieri ha imposto lo stop anche all’edilizia. Un fermo cantieri che nel veneziano interessa poco meno di mille aziende calcolano all’Ance per un totale di oltre 5.000 addetti. «Una misura che riteniamo giusta, anche se tardiva commenta il presidente di Ance Venezia, Giovanni Salmistrari perché il nostro settore in questi giorni ha vissuto incertezze e confusioni. Abbiamo avuto il problema dei dispositivi di protezioni che non si trovavano, delle mense da organizzare, ma soprattutto dei trasporti pubblici. Con la riduzione delle corse il personale è stato costretto a viaggiare ammassato nei mezzi. I nostri operai ce lo hanno detto: non avevano paura di lavorare con i colleghi, ma di salire su quegli autobus affollati. Quella è stata la mossa più leggera».

LE ECCEZIONI

Salmistrari teme anche per il dopo. «Il problema vero sarà quello economico, soprattutto a Venezia, che vive di turismo. Sono preoccupato per i tempi di ripresa. Servono misure importanti: i 25 milioni stanziati dal Governo bastano per un mese di cassa integrazione. Per non parlare dell’atteggiamento delle banche che non sembrano disponibili a rimandare le scadenze». Questioni aperte. Intanto ci si ferma. «Già prima di questo decreto il 90% dei cantieri privati era stato chiuso precisa il presidente dei costruttori – Per quelli pubblici eravamo al 50%, per un problema di responsabilità. Ma ora le imprese possono pretendere di fermarsi». Restano le eccezioni previste nel decreto che consentono le attività di ingegneria civile (strade, ferrovie, opere di pubblica utilità…), l’installazione di impianti elettrici, idraulici ed altri lavori di costruzione e installazione. Così ieri a Venezia, ad esempio, erano al lavoro legittimamente – gli operai addetti alla sostituzione della rete del gas. Ma sono arrivate segnalazioni anche di ristrutturazioni di case in corso. «In questi casi c’è la possibilità di lavorare per mettere in sicurezza il cantiere. Poi però si devono fermare, altrimenti possono essere denunciati», annota Salmistrari.

IL CASO MOSE

Altro discorso, quello del Mose, dove i cantieri vanno avanti, anche se con qualche difficoltà. In quanto opera idraulica rientra nell’ingegneria civile consentita. Questa l’interpretazione dell’amministratore del Cvn, Francesco Ossola, referente per la sicurezza dei cantieri della grande opera. In questo caso in linea con il commissario straordinario, Elisabetta Spitz, che già il 12 marzo aveva sollecitato gli amministratori a non fermare i lavori. In realtà la settimana scorsa le imprese consorziate che garantiscono la logistica alle bocche di porto erano in difficoltà con i dispositivi di protezione. «In questo momento non possiamo garantire le misure di sicurezza spiega il presidente di Kostruttiva, Devis Rizzo fino a venerdì ci stavamo organizzando con il Cvn per reperire mascherine, organizzare ristorazione e trasporti. Ora, alla luce del nuovo decreto, stiamo discutendo sul da farsi». Al lavoro, invece, le imprese vincitrici di gare che stanno completando gli impianti. Fino a ieri anche il prossimo test di sollevamento delle paratoie in programma per il 31 marzo e il primo aprile a Chioggia era confermato.

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