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Categorie in rivolta contro la zona rossa

Fonte: Il Gazzettino del 09-03-2020

Centralini delle forze dell’ordine intasati dalle telefonate dei cittadini, per tutta la giornata di ieri: l’inserimento dell’intera provincia di Venezia in zona rossa ha innescato innumerevoli dubbi in lavoratori, imprenditori e semplici cittadini, che a volte hanno persino chiesto se potessero andare a pranzo al ristorante. Sulle prime il sindaco lo stesso Luigi Brugnaro aveva mal digerito il fatto che una bozza di decreto circolasse tra la gente all’insaputa degli enti interessati, mentre ieri ha ribadito la sua fedeltà e la fiducia nei confronti del Governo. «A prescindere dai giudizi di merito su come nascono certe situazioni – commenta Brugnaro – daremo la massima disponibilità al Governo e alle autorità, perché Venezia è sempre ripartita. Quando sarà finita faremo una grande festa e la dedicheremo ai nostri anziani e ai nostri bambini. Noi continueremo a fare il nostro e vediamo che le raccomandazioni che arrivano dal Governo sono cose che stiamo già facendo per cui siamo contenti che sia confermata la linea». Un’altra cosa, non meno importante, è quella della nascita della mitica Pa-Tre-Ve. «Il coronavirus – ha aggiunto – ha decretato la nascita della Città metropolitana di Padova, Treviso e Venezia. Lo dico scherzosamente, ma meno scherzosamente invito i sindaci di Padova e Treviso a una riunione assieme per affrontare questo tema della nostra comunità e possiamo ripartire più uniti e da amici».

PUBBLICI ESERCIZI

Diverso il clima tra le categorie. «Stiamo vivendo un dramma – commenta Ernesto Pancin, direttore Aepe – francamente mi domando se c’erano i presupposti scientifici per inserire Venezia come zona rossa. Credo che almeno per quanto riguarda i ristoranti il provvedimento sia restrittivo ed eccessivamente penalizzante con la chiusura obbligata alle 18. Aepe ha presentato al Governo valide motivazioni perché le province venete non siano più considerate zona rossa e per quanto riguarda le specifiche attività di ristorazione che siano considerare servizi pubblici indispensabili». Ma c’è un’altra protesta da questo settore, quello che si rischi di usare due pesi e due misure. «Osservo che le attività di somministrazione non assistita anche in questo caso di emergenza possono tenere aperto – commenta amaro il ristoratore Roberto Miracapillo – kebab, pasta da asporto, pizza al taglio. E a queste si aggiungono le gelaterie. Perché i ristoranti chiudono e loro possono tenere aperto, anche senza osservare le norme igienico-sanitarie cui sono tenuti i pubblici esercizi?». Per Paolo Zabeo, capo del Centro studi della Confartigianato di Mestre considerare la Pa-Tre-Ve zona rossa rischia di bloccare una parte importante dell’economia del Paese, che vale il 5 per cento del Pil e dell’occupazione nazionale e il 6 per cento di tutte le merci esportate dal nostro Paese. «A differenza di quanto sta succedendo in alcune province della Lombardia – dice Zabeo – da noi non c’è alcuna emergenza sanitaria, la situazione rimane seria e difficile, ma del tutto sotto controllo».

COMMERCIANTI

«Speravamo che la zona rossa fosse per gli aiuti alle aziende – protesta Roberto Magliocco, presidente di Ascom Venezia – non provvedimenti di limitazione del movimento delle persone. Così è un altro enorme colpo all’economia della città, che vive al 90 per cento del turismo e questo non c’è più. Adesso dobbiamo affrontare il problema dei costi se no le aziende saltano tutte: bisogna sospendere tasse, affitti e rate dei mutui. E poi gli sgravi contributivi, perché adesso il personale stagionale è rimasto a casa. Trovo assurda la limitazione per i ristoranti. Per loro chiudere alle 18 vuol dire neanche aprire. Mi pare un provvedimento fatto un po’ così: ci deve essere un minimo di vita in città, se no la città muore di inedia».

ALBERGATORI

«La nostra situazione è facile da immaginare – conclude il presidente dell’Associazione veneziana albergatori, Vittorio Bonacini – il resto d’Italia sta sperimentando ciò che Venezia sta vivendo dal 12 novembre con l’aggiunta che ogni riserva economico finanziaria a Venezia è stata messa in gioco. Ma vorrei appellarmi qui a un senso di responsabilità e di dovere civico verso la comunità da parte dei cittadini, evitando assalti ai supermercati e cose del genere come era successo due settimane fa. La sensazione di incertezza e di provvisorietà è acuita anche da una presidenza del Consiglio dei ministri che non riesce a tenere riservati fascicoli di estrema importanza. Non si era mai visto che le bozze di provvedimento girassero come volantini al supermercato. Tutto questo non contribuisce a rasserenare gli animi».

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