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Chioggia, ancora deserta l’asta per l’ex convento di Santa Caterina

Roberto Perini per Il Gazzettino del 17-02-2020

E’ sempre più incerto il futuro dell’ex convento di Santa Caterina, il cui nucleo originale risale al XIV secolo. Anche il terzo tentativo di vendita all’asta è finito deserto. L’istituto bancario che l’aveva acquisito in seguito alle disavventure della precedente proprietà (contava di investirvi 20 milioni per ricavarvi alloggi turistici) dovrà, dunque, riprovarci proponendo un ulteriore ribasso. In prima istanza, nell’aprile dello scorso anno, la banca aveva chiesto un milione 488 mila euro per il monastero e 142 mila 950 per il coro che s’affaccia all’interno della chiesa tuttora appartenente alla Diocesi, oggetto di un recente, accurato restauro. In seconda battuta l’importo a base d’asta fu ridotto del 15 per cento. Il 21 gennaio scorso, non ha sortito alcun interesse nemmeno l’ulteriore ribasso del 25 per cento (949 mila euro per il convento; 91 mila euro per il coro).

LE CAUSE Anche in questa terza occasione, i potenziali compratori si sarebbero defilati a causa della scarsa domanda di nuovi alloggi determinata dal sensibile decremento demografico e dalle attuali tendenze del mercato immobiliare. Abbandonato dalle Canossiane nel 2008, lo storico complesso religioso (compreso tra le calli Forno Filippini e Santa Caterina) vasto ben 5 mila 500 metri quadrati, comprendente due chiostri ed altrettanti cortili, divenne oggetto di un Programma di riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale (Piruea). L’accordo prevedeva che la società immobiliare, a titolo di compensazione per gli oneri, offrisse al Comune alcuni appartamenti. Pareva che l’affare dovesse concludersi nel migliore dei modi quando, improvvisamente, emersero grosse incertezze nel merito della piena legittimità dell’atto di compravendita. Furono evidenziati parecchi dubbi riguardo l’effettiva proprietà. Secondo alcuni atti, il monastero sarebbe appartenuto alla Diocesi; secondo altri, invece, alla congregazione delle Canossiane. Nonostante la manifesta intenzione di voler risolvere tutto al più presto, la ridefinizione dei diritti di proprietà arrivò purtroppo quando il mercato immobiliare era ormai precipitato in crisi. Nel frattempo, anche il progetto aveva cominciato a sollevare perplessità fra i tecnici degli organi di controllo. Prevedeva, infatti, varie modifiche che avrebbero, forse, potuto alterare l’integrità di certe strutture soggette a vincolo.

LA BANCA A questo punto la società immobiliare, ormai costretta alla resa, non poté far altro che cedere tutto alla banca. La scarsa appetibilità dell’ex convento risentirebbe anche della scadenza del Piruea, non rimpiazzato con l’adozione di un nuovo piano. Nel frattempo le condizioni del convento, dell’ex scuola elementare femminile, dell’asilo infantile, di un piccolo teatro e delle aule ove, un tempo, le suore insegnavano l’arte del ricamo alle giovani chioggiotte sono nettamente peggiorate. Sfumato definitivamente, nel frattempo, l’interesse manifestato tra il 2000 ed il 2005 dall’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale di Venezia (Ater). Era disposta ad acquisire l’intero complesso religioso dismesso per ricavarne alloggi popolari da assegnare principalmente alle giovani coppie ed agli anziani autosufficienti.

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