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«Chiudete le finestre e state in casa» Le sirene, l’allarme, la città paralizzata

Fonte: La Nuova Venezia del 16-05-2020

«Abbiamo visto una nuvola nera e una fiamma molto alta dalla finestra e ci siamo subito chiusi in casa». Melissa Varas risiede con il marito in via II Armata, a ridosso dell’area industriale. Lei come altre famiglie della zona, ha subito dato l’allarme.

«Saranno state le 10.20» racconta «stavo lavorando online quando mio marito mi ha chiamato. Sono corsa a vedere in diretta la scena, dal momento che abitiamo vicini: abbiamo subito chiuso tutto e ci siamo tappati in casa».
 
Prosegue: «Non è la prima volta che vediamo fumo dalle fabbriche, ma abbiamo subito capito che era diverso, poi abbiamo chiamato dei vicini i quali hanno figli che lavorano nell’area, e ci hanno confermato che era scoppiato qualche cosa. Questo mezzora prima che suonasse la sirena». Cos’ha pensato? «Ho avuto paura, ovviamente». La mamma di una bimba che va a scuola con sua figlia, fa le pulizie proprio alla 3V Sigma Spa. Ieri è arrivata al lavoro nel mentre era appena infuriato l’incendio, ed è ancora sotto shock. Tanti gli abitanti di Marghera che per qualche ora hanno vissuto con il fiato sospeso, proprio perché sanno quanto può essere pericolosa l’area industriale e la nube scura che si è formata nel cielo e che stava diventando sempre minacciosa.

L’ufficio di Giovanna Radoni sta proprio in una laterale di via Fratelli Bandiera, in una ditta di spedizioni internazionali, cento metri in linea d’aria: «Stavo lavorando, quando un collega mi ha detto di alzare le persiane. Non era ancora così nera la colonna di fumo. All’inizio abbiamo pensato a un camion bruciato, ma poi diventava sempre più grande e abbiamo visto i dipendenti dell’ultimo stabilimento che scappavano via di corsa». Lei e i suoi colleghi hanno anche messo gli stracci sulle finestre.
 
Prosegue: «Abbiamo chiuso tutto, eravamo nel panico. Il protocollo di sicurezza prevedeva che stessimo barricati dentro e così abbiamo fatto, anche perché i cancelli sono stati chiusi. Io ho insistito per tornarmene a Padova, avevo troppo paura, non volevo stare là». All’interno dei centri commerciali, aperti per fare le spese, gli avventori sono stati invitati a non uscire.
 
Alla Nave De Vero di Marghera, così come al centro commerciale Panorama, ma anche al Lerory Merlin e nelle medie e grandi strutture di vendita aperte della zona. «Stavo facendo la spesa» racconta Enrico «a un certo punto non capivo cosa stesse succedendo, poi hanno spiegato che per la nostra sicurezza era consigliato non riuscire, ma rimanere dove ci trovavamo. All’ingresso c’erano le forze dell’ordine, penso che abbiano dato loro l’ordine alle direzioni dei centri. Sono rimasto dentro per due ore, fino a che non me la sono sentita di uscire, una volta passato il peggio».
 
Anche al centro commerciale Auchan di Mestre, nonostante non fosse proprio verso la zona colpita, stesso copione. «Abbiamo invitato dipendenti e clienti a non uscire» racconta una commessa «la maggior parte ha seguito il consiglio, qualcuno ovviamente ha protestato». Ma, alla fine, non ha potuto far altro che obbedire.
 
Non appena la nube nera si è fatta visibile in cielo in tutta Mestre, il panico è aumentato. In viale Garibaldi si vedevano persone correre a casa, nel senso letterale del termine. «Doveva venire il giornalaio a consegnarmi i quotidiani» racconta Maria «ma mi ha chiamato per dirmi che non ce la faceva, perché non se la sentiva dato che era in bicicletta».
 
Alle famiglie è arrivata la telefonata registrata del sindaco, Luigi Brugnaro, che invitava le persone a non uscire e rimanere chiusi in casa fino a che non fosse cessato l’allarme. I Rangers d’Italia hanno dato informazioni alle persone nei parchi, alla Bissuola piuttosto che a San Giuliano, spiegando loro che era meglio tornare a casa e chiudere le finestre. A non ascoltare il consiglio del Comune, i ragazzi che portano il cibo delivery pedalando sulle due ruote: nemmeno la nube è riuscita a fermare gli ordini prenotati online. 
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