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Città da ripensare. È ormai crollata l’economia basata sul turismo

Fonte: La Nuova Venezia del 25-03-2020

Una città da ripensare. Improvvisamente vuota, dopo essere stata assediata per anni da decine di milioni di turisti. La «nuova idea di sviluppo» diventa obbligatoria, dopo la guerra totale dichiarata dal nemico invisibile, il Coronavirus. Fa breccia anche sul sindaco Luigi Brugnaro, in genere tenace difensore dell’economia turistica. «Ripartiremo tra un anno», dice, «è chiaro che il modello va ripensato».L’idea che già si fa strada è quella della rete. Lavoro e cultura che viaggiano sul web, E-commerce e lavoro telematico, purtroppo “obbligatorio” in questi giorni di isolamenti e di quarantena. «Grazie al cablaggio della città», ha ripetuto ieri Brugnaro, «la fibra e il collegamento veloce saranno presto realtà. Da lì potrà decollare una nuova idea di sviluppo. Nuove aziende potranno nascere, con nuove forme di acquisto». Se ne parla da anni, ma adesso la “costrizione” sanitaria potrebbe dare una mano a voltare pagina. Quale città al mondo è più adatta al lavoro telematico se non c’è più la necessità fisica di spostarsi da una parte all’altra?La sede veneziana per le nuove aziende dell’e-commerce, e-culture e altro diventa competitiva. 

Il futuro digitale potrà essere un’occasione e non più soltanto un optional o un luogo dove riversare chiacchiere da bar. «L’esperienza», dice Brugnaro, «la stanno facendo in queste settimane migliaia di veneziani che lavorano da casa. Le aziende che fanno tutto per via telematica, riunioni comprese».Musica per le orecchie di chi predica da anni che il futuro dell’ex Serenissima non può essere vincolato totalmente al turismo. Adesso, di colpo, i 30 milioni di turisti annuali se ne sono andato in un attimo. Ma sono scomparsi anche migliaia di lavoratori e piccoli imprenditori del settore turistico, in larga parte stranieri. Un’economica destinata a ritornare, prima o poi. Ma quando non lo sa nessuno.Intanto la città va, appunto, ripensata. Per la prima volta dal dopoguerra sono state annullate la Biennale, le regate, le manifestazioni sportive e culturali. Un mondo azzerato. Succede ovunque, e non solo nel nostro Paese. Ma in laguna fa una certa impressione non vedere più circolare imbarcazioni. Cantieri chiusi e deserti, lavoratori in cassa integrazione, quando non lasciati a casa, in attesa di vedere cosa succederà. Atleti della voga fermi. 

Con una decisione che non ha precedenti, la Vogalonga è stata annullata. Il segno della rinascita della città antica, nata per protestare contro il moto ondoso, diventata una delle più famose manifestazioni della venezianità nel mondo. Migliaia di partecipanti a bordo di imbarcazioni di ogni tipo. Il virus ha azzerato anche questo.Rinviato a settembre il Palio delle antiche Repubbliche marinare. Non era mai successo dal 1956, anno della sua fondazione. Così come va in archivio per ora anche la stagione remiera 2020. Sport all’aria aperta, ma i contatti sono vietati. Le acque del bacino San Marco, come quelle della laguna nord e i canali che portano alle isole del turismo, Burano, Murano e Torcello, sono vuoti. Motoscafi all’ormeggio, taxi spariti, gran turismo anch’essi bloccati. Dall’invasione alla strage degli innocenti. Il Canal Grande non sembra più lo stesso, e non solo perché le acque sono calme e limpide e il traffico è azzerato. Ma perché lo si vede senza nemmeno una gondola, il simbolo di Venezia nel mondo. Il virus e il crollo del turismo si sono portati appresso un cambiamento epocale. Che forse resisterà anche dopo la fine dell’epidemia. E avrà bisogno di ricette nuove.

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