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Cna Veneto: «La chiusura di parrucchieri ed estetisti può costare 200 milioni»

Fonte: La Nuova Venezia del 10-05-2020

Ogni giorno che passa “costa” al settore benessere 3,5 milioni di mancati incassi. In Veneto sono infatti sospese per decreto le attività di 13.101 imprese del settore benessere (per il 92% artigiane), che occupano 28.941 addetti. Se non riapriranno prima di inizio giugno il conto diventerà salatissimo per il settore: perdite di incassi per 200 milioni. Un mancato incasso che interesserà anche l’Erario.È il tema portato in evidenza da Cna Veneto, che ha commissionato la ricerca al Centro Studi Sintesi di Mestre. Con la sospensione fino a tutto maggio, le imprese dei servizi alla persona rischiano una riduzione dei ricavi mediamente di 15.500 euro ciascuna, pari al 23% del fatturato annuo. 

Le limitazioni nella gestione dei clienti da attuare nella Fase 2 potrebbero poi portare tale flessione fino al 34% (perdita annua media di 23mila euro per attività). Secondi dati di Infocamere in regione ci sono: 8.711 barbieri e parrucchieri, 3.442 estetisti, 106 manicure e pedicure, 454 tatuatori e 307 centri massaggi. «Gli operatori del settore benessere, così come quelli del commercio al dettaglio, hanno già dimostrato come sia possibile una riapertura antecedente al 1° giugno in piena sicurezza, tramite l’adozione di protocolli di sicurezza e codici di autoregolamentazione ben definiti – dichiara il presidente della Cna del Veneto, Alessandro Conte – entro il 18 maggio vanno fatti riaprire». Uno dei temi fondamentale per la riapertura è la normativa che oggi equipara il Covid19 a un infortunio. Una norma da rivedere, secondo la Cna del Veneto. «È indispensabile introdurre una misura legislativa che escluda la responsabilità degli imprenditori nel caso un dipendente contragga il Coronavirus – aggiunge Conte -. 

Lo prevede la direttiva europea del 12 giugno 1989, che consente agli Stati di escludere la responsabilità dei datori di lavoro per atti dovuti a circostanze estranee ed eccezionali, le cui conseguenze non avrebbero potuto essere evitate nonostante tutta la diligenza possibile». Il rischio, sottolinea la Cna, è che le attività economiche non possano riprendere serenamente, lasciando artigiani e imprenditori nello stato di incertezza giuridica creato dal riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro anche per ambienti di lavoro non sanitari in base all’articolo 42 del Dl 18/20 Cura Italia. «Nessuno, infatti, può essere chiamato a rispondere di un rischio generico di salute del quale non può controllare la fonte – sottolinea Conte – . Gli imprenditori già fanno e faranno di tutto per limitare il contagio, ma il quadro giuridico è inadatto alla pandemia».Per quanto riguarda il commercio al dettaglio la sospensione attuale riguarda oltre la metà delle attività (58%) e degli addetti (56%). «È opportuno che anche la Regione provveda a sostenere le imprese con finanziamenti a fondo perduto che non dovranno però essere a pioggia», dichiara il segretario della Cna del Veneto Matteo Ribon.

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