Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Comunali a casa? Più efficienti

Fonte: Il Gazzettino del 09-04-2020

E chi l’avrebbe mai detto che con il telelavoro il Comune diventava più efficiente? Eppure, a sentire i dirigenti degli assessorati, il dipendente a casa conviene, eccome. «Prima, per convocare una riunione bisognava fissare l’incontro con un notevole preavviso e in tarda mattinata per essere sicuri che ci fossero tutti, adesso chiamo alle 9 in teleconferenza e subito mi rispondono tutti. Riesco a fare riunioni con venti persone senza problemi, prima mi ci voleva una vita», racconta un dirigente dei Lavori pubblici che, dall’ufficio, coordina squadre di impiegati al lavoro sui differenti progetti.

MAGGIOR RAPIDITA’

Stessa solfa anche negli altri uffici, lo smart working funziona e sta rendendo il Comune molto più rapido ed efficiente nelle risposte. «Per forza, prima in ufficio qualcuno poteva battere la fiacca senza che nessuno se ne accorgesse, adesso controllare il lavoro del singolo è facilissimo», spiega un altro dirigente del Patrimonio. Pensare che fino all’altro giorno se qualcuno presentava la richiesta di telelavoro, era più che certo che sarebbe stata respinta. Anzi, il Comune non solo vedeva di mal occhio chi voleva lavorare da casa, ma addirittura si sobbarcava la spesa di liti in Tribunale per resistere alle richieste dei dipendenti.

IL CASO DELL’IMPIEGATA

Tant’è che quando, in agosto 2018, era scattata la norma per cui nel telelavoro ogni amministrazione avrebbe dovuto impiegare almeno il 10 per cento dei lavoratori, in Comune a Venezia si arrivava a stento all’1 per cento. E sarebbe continuato di sicuro così per sempre, nonostante i sindacati e in particolare la consigliera Elena La Rocca dei Cinque Stelle avessero fatto più volte il diavolo a quattro a sostegno dei lavoratori che chiedevano di restare a casa. Aveva fatto scuola il caso di una impiegata che ha dovuto sopportarne di tutti i colori, arrivando al punto di denunciare il Comune per mobbing, per riuscire ad ottenere il risultato di restare a casa a lavorare. E non più tardi del 6 marzo scorso, il sindaco Luigi Brugnaro aveva detto chiaro e tondo che i dipendenti comunali dovevano dare il buon esempio: «Non c’è nessuna scusa di esimersi dal proprio lavoro – aveva detto il sindaco – neanche dagli uffici amministrativi che non hanno nessun rapporto col pubblico. Se comincia qualcuno a dire ho paura, sto a casa perché ne ho diritto, allora hanno diritto a stare a casa anche gli autisti dei bus delle ambulanze e poi cominciamo con le precettazioni. Non c’è nessun motivo logico, soltanto paura. Noi dobbiamo dare l’esempio di essere presenti sul territorio e seri nelle cose».

Ma adesso che invece Ca’ Farsetti è stata costretta a fare buon viso a cattivo gioco, si accorge che il gioco non è affatto cattivo, anzi. Su quasi 3mila dipendenti, quasi 2mila, secondo i dati diramati dall’assessore al personale Paolo Romor, non si muovono più da casa da una quindicina di giorni e gli uffici funzionano meglio di prima. Sono rimasti al lavoro nelle sedi fisiche circa 800 dipendenti la cui presenza nelle sedi secondo il Comune ma anche su questo i sindacati hanno da ridire – è essenziale. Si tratta di appartenenti a polizia locale, protezione civile, segreterie, sociale, anagrafe, stato civile, protocollo. Tutti gli altri lavorano da casa, meglio e di più. E questo lo si sapeva fin da prima, bastava consultare i dati dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano secondo il quale la produttività, con il telelavoro, aumenta del 35 e fino al 40 per cento. Vuol dire che un impiegato dell’Edilizia privata, tanto per fare un esempio, riesce a lavorare quasi il doppio delle pratiche, se è a casa invece che in ufficio. E anche in Comune a Venezia se ne stanno accorgendo quasi tutti i dirigenti.

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Grazie, l'iscrizione è avvenuta con successo. Controlla la tua mail e clicca sul link per confermarla.