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«Con un battello in più in acqua l’Actv chiude in due mesi»

Fonte: La Nuova Venezia del 08-05-2020

«Pazienza, ci vuole pazienza. Ma noi dobbiamo salvare l’azienda ed evitare licenziamenti. Se mettiamo un battello in più in acqua, fra due mesi chiudiamo». Sindaco e presidente dell’azienda di trasporto rispondono così alle critiche e alle proteste di questi giorni per i disagi sui mezzi pubblici. Capienza ridotta per le leggi sanitarie antiepidemia (un quarto di passeggeri). Corse ridotte per la mancanza di introiti dai biglietti turistici. Risultato è che in molti imbarcaderi la gente viene lasciata a terra da piloti e marinai, che non possono imbarcare più di 55 persone sul vaporetti, 47 sui motoscafi del GiraCittà.Nei pontili così l’affollamento è peggiore che in battello. E pendolari, anziani e lavoratori protestano. Nelle ultime ore Actv ha provveduto a mettere qualche bis negli orari di massimo afflusso Ma non basta. «La variabilità degli orari ci impedisce di fare una panificazione puntuale», si è giustificato ieri il presidente di Avm Giovanni Seno, «i cittadini si stanno organizzando., non c’è una punta prevedibile. Chiediamo pazienza e fiducia» Stesso appello lanciato dal sindaco Brugnaro. Che ha accolto «con rispetto» la manifestazione dei 150 piloti in Cassa integrazione a Ca’ Farsetti. 

«Ma più di questo non possiamo fare», dice, «la gente deve capirlo».Qualcuno gli ricorda che su questo fronte il governo ha approvato una legge (pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile scorso) che lascia inalterati i trasferimenti alle aziende pubbliche per l’anno 2020, pur in presenza di servizi ridotti, escludendo anche penali. Che la Cassa integrazione dei dipendenti la paga lo Stato, e che il prezzo del gasolio è diminuito. Otre a essere un risparmi o per l’azienda i minori chilometri percorsi.«Ma non è sufficiente», risponde Brugnaro, «su 540 milioni di chilometri percorsi in acqua il Fondo del Trasporto pubblico locale (Tpl) ce ne riconosce appena 360. Il mancato introito dei biglietti turistici pesa per circa cento milioni».Un altro esempio sono i ferry boat. Da Pellestrina a Chioggia sono solo 500 metri, ma loro ce li calcolano come se fossero in terraferma, dice i il sindaco, «ci costa 11 milioni. se questa non è specialità di Venezia…. L’assessore regionale De Berti ha detto che ne terranno conto».Ma per il Comune e Avm i conti non tornano. Dunque per i prossimi mesi i servizi non potranno aumentare.Alternative possibili, «andare in auto o in bici, o in moto» per la terraferma, con le nuove piste ciclabili, il bike sharing i parcheggi gratuiti e le navette. 

A piedi o in taxi per chi può in centro storico. Ma i pendolari non ci stanno. «Ci mettiamo troppo tempo per raggiungere il nostro esercizio di alimentari a Castello», dice un operatore, «ieri ci hanno lasciato a terra perché a bordo c’erano già 55 persone. Se non scende nessuno, non si sale. Non è possibile. Il trasporto pubblico è anche un servizio pubblico».Stesse cose spiegate il giorno prima a Ca’ Farsetti da una delegazione di piloti e marinati della Rsu aziendale al prosindaco Romor. «In questa città molta gente non può andare a piedi. E i cittadini hanno il diritto di salire sui mezzi pubblici». Tocca rimpiangere i turisti. Anche allora non si saliva. Ma perché i vaporetti erano strapieni. E l’azienda guadagnava. Ieri Seno ha esposto una situazione dai toni drammatici. «Anche la sanificazione e i bolloni di segnaletica ci costano in tutto due milioni», dice, «abbiamo messo 40 bis negli autobus, 80 nella navigazione. Stiamo valutando il sistema della prenotazione sull’acqua, che sarà esteso alla terraferma. Con i sindacati abbiamo instaurato un dialogo proficuo, il clima è positivo. Ma la nostra priorità è tenere in sicurezza l’azienda». Sulla stessa linea il sindaco Brugnaro. «A Venezia deve esserci l’Actv», dice, «non è pensabile di affidare a privati un servizio unico al mondo. Ma adesso è il momento dei sacrifici. Portate pazienza». 

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