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“Concordia”, difficile l’opera di salvataggio del trabaccolo inabissato

Fonte: La Nuova Venezia del 26-02-2020

La manifestazione si è tramutata in una sorta di visita al “malato terminale”. Quaranta persone hanno partecipato domenica alla visita, con barche a remi, al trabaccolo Concordia, inabissato da giorni nella baia di Forte Marghera. Avvenimento letteralmente oscurato dall’emergenza sanitaria che ha fermato il Veneto. «Vedremo se tra qualche giorno si riprenderà a discuterne», dice Paolo Cuman della Canottieri Mestre, remiera che ha organizzato l’iniziativa prima di veder chiuse tutte le attività del Polo nautico di San Giuliano, proprio per effetto dell’emergenza. La missione ha visto partecipare giovani e anziani, appassionati di barche. E c’era anche il maestro d’ascia Carlo Zanetti che ha confermato i timori di tanti: lo scafo è in pessime condizioni e il recupero appare difficoltoso. Una ipotesi potrebbe essere quella di ricostruirlo completamente ex novo, utilizzando fregi e inserti originali. Ma la spesa lievita ad almeno 300 mila euro da investire. Chi può sponsorizzare il salvataggio?

E si apre anche un altro problema: il costo di un eventuale rimozione o smantellamento. A carico di chi? Il “Concordia”, insomma, è un malato gravissimo ma da salvare. L’imbarcazione ha la bellezza di 133 anni ed è stato radiato a Grado, dopo una vita di mare e trasporti. Costruito nel 1910 a Pesaro, nel cantiere Storoni, ha una stazza di 26 tonnellate, una lunghezza di poco più di 17 metri, una larghezza di quasi 6 metri. Nella sua storia di imbarcazione da lavoro, per i trasporti di merci e legnami, ha passato tanti padroni: il primo fu Luigi Patrignani di Pesaro e nel 1923 fu acquistata da Marco Belemmi e Augusto Bracconi. L’ultimo suo proprietario è stato il veneziano Michele Tonolotto, che nel 2018 ha lanciato un appello minacciando di demolirlo per i costi eccessivi di gestione e soprattutto di restauro. A quel punto si era fatto avanti il museo navale di Battaglia Terme con Maurizio Ulliana. E l’8 febbraio scorso la grossa imbarcazione ha iniziato il trasferimento dalla Giudecca, dai cantieri Casaril, con il varo. Ma tutto si è fermato a Mestre, nella Baia del forte, dove il trabaccolo ha imbarcato acqua. Dal Museo navale di Battaglia Terme si augurano che il Concordia, grazie all’intervento del Comune, possa tornare all’Arsenale, e interessi il locale Museo delle Imbarcazioni Tradizionali (MIT) per la sua tutela, come prescrive l’articolo 9 della Costituzione italiana. Maurizio Crovato, giornalista e consigliere comunale della lista fucsia, sta cercando di smuovere le acque e ha anche proposto di recuperarlo dentro il Forte nel grande capannone delle barche storiche che doveva ospitare un museo. Con l’obiettivo di farne una barca didattica. Ora, dicono dalle Remiere con gli esperti, occorre capire cosa fare: impossibile pensare di lasciare una barca, con così tanta storia, marcire nel Canal Salso. —

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