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Confcommercio: “Zero aiuti, rischio fallimenti sulla ripartenza”

Fonte: Il Gazzettino del 12-05-2020

Il rischio è concreto: le aziende, soprattutto quelle legate al turismo e alla ristorazione, sono a rischio chiusura. L’allarme lo lancia Confcommercio Venezia. Bar, ristoranti e attività ricettive sono preoccupati per il necessario adeguamento ai nuovi protocolli di sicurezza e alla compatibilità con i modelli economici che esistevano prima del coronavirus. Senza considerare la gestione degli aiuti di Stato, che per ora non sono ritenuti utili. Basti pensare agli scogli che un bar dovrà affrontare per cercare di offrire il suo servizio “a distanza di sicurezza”, o all’hotel che prima offriva una colazione a buffet, che ora non potrà più fornire. Fatti che impatteranno notevolmente nell’economia veneta e veneziana. Sono infatti 4.062 le imprese tra strutture alberghiere (1.381) e pubblici esercizi (2.681) su tutta la provincia veneziana, mentre a livello comunale le realtà totali sono 1.784 (635 e 1149), secondo i dati aggiornati al 2019 forniti dalla Confcommercio unione metropolitana di Venezia e della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo. 

«Ci stiamo avviando alla riapertura dell’attività senza salvagenti e senza rotta, con il rischio di un naufragio di massa», ammonisce il presidente di Confcommercio unione metropolitana di Venezia Massimo Zanon. Il presidente entra nel merito delle difficoltà: «Gli aiuti promessi, prestiti e cassa integrazione, sono stati erogati solo in minima parte e talvolta con la condizione posta alle imprese da alcuni istituti di credito di utilizzarli subito per rientrare da precedenti esposizioni bancarie. Ma il peggio deve ancora venire, purtroppo». Le preoccupazioni sui protocolli di sicurezza potrebbero quindi frenare la ripartenza dell’economia, anche perché continuano a rimbalzare fake news che destabilizzano la programmazione aziendale: «Ci ricordiamo tutti che qualcuno nelle scorse settimane aveva ipotizzato di riempire gli stabilimenti balneari di box in plexiglass e che altri suggerivano di posizionare i tavoli al ristorante ogni quattro metri. Vere bufale». Zanon chiede più spazio a buonsenso, strizzando l’occhio al mondo del turismo, che vede il suo plusvalore nelle persone che offrono servizi di qualità: «C’è il rischio fondato che nel mercato post Covid-19 ci possa essere posto solo per le imprese con modelli organizzativi e operativi fortemente standardizzati, magari robotizzati, in cui il “processo” vale molto di più delle “persone”. Il turismo e lo shopping, ad esempio, si sono sviluppati su modelli di business basati sulla grande diversità di prodotti e servizio, sulla passione degli imprenditori e su regole spesso “personalistiche”». 

Ricordando il valore del comparto turismo, in grado di generare il 12% del Pil regionale, oltre alla flessibilità di adattamento ai cambiamenti di mercato tipiche delle piccole-medie imprese, Zanon prosegue: «Corre un grande rischio la nostra ristorazione tradizionale che potrebbe ritrovarsi in pochi mesi con un mercato fatto da pochi ristoranti stellati e da una miriade di locali a catena, di take-away, di delivery, con al centro non la persona, ma il fatturato e l’efficienza gestionale». La paura è che l’andamento innescato dal coronavirus possa proseguire nel peggiore dei modi: «I numeri in Veneto ci sono già: migliaia di imprese e decine di migliaia di posti di lavoro bruciati. Potrebbe essere questa anche la fine per i numerosi e bravissimi micro-produttori agroalimentari veneti a fronte di industrie alimentari “globali” che al di là del brand poco in più hanno da offrire a un consumatore». Per questo Zanon pone l’accento sull’importanza della sicurezza nei sistemi di produzione, più a misura d’uomo e meno globalizzati e standardizzati: «Le nostre imprese sanno cosa fare per riaprire in sicurezza, tutelando clienti e lavoratori, senza soccombere a chi propone linee guida e protocolli pieni di termo-scanner, di pannelli divisori in plexiglass, di sanificazioni da sala operatoria, di tute da marziani».

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