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Consulenze, Zincone gela i commissari

Fonte: Il Gazzettino del 03-04-2020

«Una relazione scorretta nella forma e nella sostanza, che porta il lettore su un sentiero sbagliato, in cui manca una tabella riassuntiva con tutte le consulenze e il loro valore, che punta a distogliere l’attenzione dal crollo della produttività a cui abbiamo assistito. Non voglio fare un confronto con il prima, ma evidentemente prima si spendeva e si faceva, ora stiamo soltanto buttando via i soldi degli stipendi dei commissari».  E’ scontro aperto, ormai, tra il provveditorato alle Opere pubbliche e gli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova, che hanno finalmente consegnato la relazione sulle consulenze richiesta in febbraio durante un’audizione in Commissione Ambiente alla Camera.

DURA REPLICA

Il provveditore Cinzia Zincone punta il dito, entrando nel merito del documento «sono stati presi ad esame i dati degli anni che facevano comodo», evidenziando come ci siano delle poste fuorvianti. E sottolinea quanto sIano sgradevoli le velate accuse a proposito del personale, con l’accostamento dell’organico sottodimensionato «che non è in grado di assicurare il controllo capillare previsto dalla convenzione quadro» al fatto che il Provveditorato «si avvale della struttura consortile tramite dipendenti del Consorzio in quota parte distaccati presso l’amministrazione» e l’aggiunta che «non era possibile né accettabile perpetuare nel tempo un sistema di commistione controllore-controllato i cui danni sono alla portata di tutti e sono stati alla base dell’adozione della misura del commissariamento». Zincone va giù duro, sottolineando come le perizie affidate dal Provveditorato ai dipendenti del Consorzio siano regolate da una convenzione su cui ha indagato anche la Guardia di Finanza senza aver nulla da eccepire, accennando, invece, al fatto che nel documento dei commissari si siano mescolate consulenze e stipendi dei dipendenti, come il caso degli ingegneri Cecconi, Rosselli (che sono andati in pensione) e Redi che si è dimesso, per cui per forza di cose tra il 2014 e il 2019 c’è l’eliminazione dei loro emolumenti (per un totale di un milione e 200 mila euro su un totale di 2 milioni). Una commistione di dati «tanto più grave perché insinuata da persone che si ergono come i difensori degli interessi dello Stato».

PRECEDENTE GESTIONE

Ma anche Mauro Fabris, presidente del Consorzio tra il 2013 e il 2014, rileva che molte delle spese riferite al 2014 sono inserite in modo anomalo. Ad esempio il caso dell’incarico allo studio legale Biagini, per un totale di un milione e 100 mila euro, cessato a fine novembre ma prima che si insediassero i commissari. «A cui si aggiungono le spese una tantum per l’avviamento della struttura consortile aggiunge Fabris di alcuni avvocati che ebbero l’incarico di costituire la nuova realtà, per cui si arriva a un totale di un milione e mezzo su due totali. Quale è stato dunque il risparmio?» Fabris sottolinea che probabilmente è stato sbagliato lo strumento, quello del commissariamento del Consorzio: «Bisognava commissariare l’opera, invece si è arrivati al commissariamento del commissariamento del commissariamento». Lo staff del commissario Elisabetta Spitz, invece, sceglie di non commentare.

LA POLITICA

Insiste invece Nicola Pellicani, che vuole chiedere un’audizione al Prefetto di Roma in Commissione alla Camera e soprattutto l’intervento urgente del Ministero delle Infrastrutture «per far piena luce, una volta per tutte, sull’intera partita Mose». Più distaccato infine l’onorevole Renato Brunetta, che pure si era associato alla richiesta della relazione: «Non entro nel merito del documento dichiara – L’obiettivo finale deve rimanere ben chiaro: la priorità è quella di finire il Mose. Che il Consorzio vada avanti e concluda l’opera, tutto quello che ci distoglie da questo ci fa perdere tempo. L’importante però è iniziare a pensare da subito al dopo, per capire come avverrà la gestione. Venezia non può aspettare»

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