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Crisi, il porto tiene “Però ora sbloccare scavi e cantieri”

Fonte: Il Gazzettino del 25-03-2020

Febbraio è andato bene, nella media, e marzo sta registrando un calo di 15 toccate di navi commerciali rispetto alle solite 120. Tutto sommato, se i dati definitivi si confermeranno questi, potremo dirci molto soddisfatti. Pino Musolino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale, ha riunito in videoconferenza i principali operatori dello scalo veneziano e di quello chioggiotto per fare il punto della situazione e, nonostante la crisi sanitaria in atto e di quella economica, gli scali reggono. «Questo è un bene per i 21 mila lavoratori legati al porto ha commentato Musolino -, è un bene per il sistema economico dell’intero Nord Est che si rifornisce grazie al porto, è un bene soprattutto ora per le merci essenziali destinate agli ospedali e all’alimentazione dei cittadini. Ed è un segnale forte a tutti quelli che fino a un mese fa dicevano che Venezia deve fare a meno del porto e continuano a sognarlo ancora oggi».

LOGISTICA NECESSARIA

In un periodo paragonato, dal punto di vista economico, ad una guerra, la logistica mostra di essere necessaria proprio come nelle guerre in cui chi ha la logistica migliore è già in netto vantaggio, e se a Venezia non ci fosse stato il porto come avrebbe fatto a sopravvivere e a curarsi? «La stessa Unione Europea, anche se in ritardo, ha riconosciuto la fondamentale importanza delle reti Ten-T, che passano anche per il nostro scalo, per assicurare i rifornimenti di prodotti medicali e di sussistenza per l’intera Europa» hanno sottolineato Alessandro Santi, presidente di Assoagenti Veneto, Paolo Salvaro, presidente di Confetra Nordest (trasportatori) e Gianni Satini, presidente di Veneto Fai, Federazione autotrasportatori italiani. Se il porto tiene, oltretutto, è un preciso segnale per l’intera economia dato che le banchine da sempre anticipano le crisi e le riprese, e dunque i dati di previsione globali sono oltremodo negativi ma andranno confrontati con la realtà: partendo dagli 11 milioni di container persi dai porti Cinesi in questi mesi, le stime parlano di 80 milioni di Teu (unità di misura dei contenitori) in meno entro il 2020. «Gli effetti negativi su import ed export sono strettamente collegati alla durata della crisi che a breve si espanderà a varie fasce del Pianeta spiega Musolino per cui quando noi saremo usciti dall’emergenza, altri Paesi ci saranno dentro e noi saremo a monte o a valle delle loro catene logistiche per cui ne risentiremo».

AZIENDE STRATEGICHE

Intanto Marghera regge: «Abbiamo importanti aziende strategiche dei settori petrolifero, energetico e chimico, oltre che alimentare, che continuano a lavorare e, anzi, hanno bisogno di garantirsi la filiera delle imprese terze bloccate invece dall’ultimo decreto della presidenza dei ministri spiega Palma -. In crisi sono i carburanti perché su strada non corre più nessuno e gli aerei sono a terra». Il modello economico che ha retto fino ad oggi, anche per Alessandro Becce, nuovo amministratore Delegato del terminal container Vecon della multinazionale Psa, Gianluca Palma direttore Ente Zona Industriale, e Andrea Scarpa, presidente di Assosped Venezia e vicepresidente nazionale Fedespedi, va cambiato per evitare di trovarci in balia di altre nuove crisi. Per gli ambientalisti va cambiato anche il modo di vivere e produrre perché quello del nuovo coronavirus è solo un primo avvertimento all’umanità affinché interrompa la distruzione delle risorse naturali, ma in attesa di un ripensamento complessivo bisogna mettere al sicuro i collegamenti e i trasporti per le merci, per cui il Governo deve tagliare la burocrazia che rallenta o paralizza ogni azione anche in questo momento di crisi eccezionale: «Le 16 Autorità portuali italiane hanno fermo in cassetto oltre 1 miliardo di euro per interventi di manutenzione e miglioramento dei porti» ha detto, per citare un esempio, Musolino. Venezia, in effetti, ha 23 milioni di euro fermi da due anni in attesa di poter essere spesi per scavare i canali che consentono di far entrare le navi: «Come Assoporti abbiamo chiesto al ministro dei Trasporti di poter adottare temporaneamente le misure commissariali del decreto legato alla ricostruzione del ponte Morandi di Genova in modo da poter sbloccare questo miliardo di risorse pubbliche, aprire i cantieri e dare anche lavoro a tante imprese edili, metalmeccaniche e quant’altro oggi ferme».

BUROCRAZIA

Sembra incredibile ma è vero, la burocrazia continua a bloccare cantieri e procedure anche quando il Paese andrebbe invece aiutato perché già bloccato dal coronavirus: «É indispensabile affermano Palma e Satini – per porci a livello delle economie in via di sviluppo, per consentire l’accesso al credito, e per facilitare i pagamenti quando per la merce fornita verrà presentato il conto e le imprese saranno lasciate sole. E invece le norme varate per aiutare l’economia mancano ancora dei decreti attuativi, la solita vecchia storia del nostro Paese».

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