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Da Marghera il sole francese

Fonte: Il Gazzettino del 18-04-2020

È arrivato a Cadarache in Francia, tra Marsiglia, Nizza e Avignone, il primo dei giganteschi magneti superconduttivi destinati al progetto Iter che dovranno creare un campo magnetico in grado di intrappolare e compattare il plasma alla temperatura di 150 milioni di gradi centigradi, per arrivare a produrre energia pulita grazie alla fusione nucleare: si tratta di 18 bobine toroidali (8 delle quali costruite in Giappone e 10 in Italia) per la soppressione dei disturbi elettromagnetici, che contengono il superconduttore detto winding pack e sono l’elemento più importante della macchina per la fusione nucleare che verrà montata a Cadarache, nell’ambito del progetto di ricerca Iter da 20 miliardi di euro, che sta per International Termonuclear Experimental Reactor, finanziato da Europa, Giappone, Stati Uniti, Russia, Cina e India.

MADE IN VENICE

Ebbene, queste super bobine sono in fase di realizzazione anche nel cuore dell’area industriale veneziana, dalla Simic, società italiana con sede a Camerana in provincia di Cuneo e un moderno stabilimento in via dell’Elettricità 21 a Porto Marghera: qui Simic ha effettuato le prove a freddo, inserito il magnete nella sua cassa d’acciaio, eseguito saldature, resinature, lavorazioni meccaniche finali e infine il trasporto. E la prima super bobina, come comunica l’Enea che con il consorzio Icas partecipa al progetto assieme a Asg Superconductors e Simic, è partita circa un mese fa dal porto di Marghera, a bordo di una nave nella quale la gigantesca bobina a forma di D (come mostra la foto), alta 17 metri e larga 9 è stata imballata con una struttura da 100 tonnellate. Iter è una delle strade che, nel mondo, si stanno seguendo per arrivare a sostituire le fonti energetiche inquinanti (in questo caso grazie alla fusione nucleare, la reazione che permette alle stelle di brillare senza produrre inquinanti) e si affianca a Demo, Broader Approach e Sandia. Simic lavora ai principali progetti di ricerca scientifica del mondo sin dalla fine degli anni Novanta quando si aggiudicò i primi contratti per l’acceleratore Lhc al Cern di Ginevra. Nonostante l’emergenza coronavirus e il blocco di aziende e frontiere, il cantiere Iter non si è mai fermato, anzi il personale è stato incrementato, come ha sottolineato Sergio Orlandi, l’ingegnere italiano che dirige la costruzione dell’impianto a Cadarache: «Alcune aziende hanno addirittura trasferito qui personale che in Italia non poteva lavorare con il vantaggio di accelerare i lavori».

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