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Dall’acqua alta alla crisi, artigiani strangolati

Fonte: Il Gazzettino del 19-05-2020

Che a dispetto delle promesse e degli annunci sul sostegno economico e sulle immediate iniezioni di liquidità, devono far fronte da sole alle pesanti incombenze. Decine di piccoli imprenditori devono ancora ricevere non solo i contributi del governo alle partite Iva, ma anche i 25mila euro tanto sbandierati, ma che nella pratica sono arenati nella burocrazia statale e delle banche.  Nel centro storico veneziano la situazione è ancora più grave sia per via dei postumi dell’emergenza acqua alta dello scorso novembre, che oltre ai danni aveva provocato un fermo delle attività di un paio di mesi, sia per la particolare tipologia di imprese presenti a Venezia, direttamente o indirettamente legate al turismo, ora fermo e con incerte prospettive di ripartenza. In particolare, le botteghe artigianali operanti nel settore artistico e tradizionale – in centro storico oltre un centinaio – stanno soffrendo più di altre la mancanza di liquidità e di un mercato di sbocco. Un comparto in difficoltà estrema: lo era ben prima della pandemia, e ora versa in una situazione drammatica. 

Tuttavia, a partire dalla politica, tutti – nessuno escluso – manifestano pubblicamente a gran voce la necessità di salvaguardare i mestieri tradizionali, l’esigenza di conservare il patrimonio culturale immateriale dell’artigianato, la difficoltà di trasmettere le competenze di generazione in generazione. Se da un lato iniziative legate al commercio elettronico possono costituire una minima fonte di entrata, dall’altro, senza specifici interventi di sistema, purtroppo molte di queste aziende non riusciranno a superare l’estate.  Tra affitti dei fondi, scadenze di imposte e contributi, che pur prorogati arriveranno tutti assieme in settembre, fornitori da pagare e bollette da sostenere, la situazione necessita di un intervento tempestivo degli Enti locali.  É necessaria nell’immediato una fiscalità d’emergenza che possa consentire al settore la sopravvivenza e la ripartenza: una defiscalizzazione radicale almeno fino alla fine di quest’anno.  In seconda battuta occorre anche una revisione strutturale della fiscalità di settore che permetta la sopravvivenza ed il rilancio nel medio-lungo periodo, aumentando sensibilmente l’attrattività del comparto, ad oggi in rapido ed inesorabile declino di imprese ed addetti.  Inoltre diventa fondamentale la sospensione immediata dei vari contributi: è quanto mai paradossale che l’Inps non abbia ancora soddisfatto gran parte delle richieste di indennità di 600 euro, e che nel frattempo si debbano pagare i contributi Inps. É evidente che senza un coordinamento più attento delle misure ed una gestione complessiva della fiscalità nella direzione indicata, il comparto si avvia inevitabilmente verso l’azzeramento.

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