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Dorme all’aperto, maxi multa. «Colpevole di essere povero»

Fonte: La Nuova Venezia del 27-04-2020

Multato perché dormiva sul suo giubbino nell’area verde di via Bissagola. Quando i due militari si sono avvicinati, Khalil, il senzatetto, ha pensato tra sé e sé: «cosa ancora può andare peggio di così? ». Un lavoro non ce l’ha più e in questo momento e non può nemmeno cercarlo. Un’abitazione non può permettersela. Credeva davvero di non far male a nessuno a riposare sull’erba, appoggiato sopra la sua giacca per difendersi dall’umido della sera. Ma si sbagliava. Il “male” era non poter avere motivi validi per stare all’aperto: non un parente da andare a trovare, un certificato medico da ritirare, una carta del datore di lavoro, nemmeno una borsa della spesa perché non ha il denaro neanche per quella. Nessuna “comprovata esigenza”, insomma, per rimanere all’aria aperta, sotto alle stelle, senza autocertificazione.I militari hanno dunque fatto il loro dovere. Un verbale con realtiva multa: «La parte si trovava distesa sul suo giubbino nel parco di via Bissagola», recita il documento. Che riporta anche la cifra da pagare: tra i 400 e i 3 mila euro. Khalil, quel giorno (era il 9 aprile scorso) prima era andato come sempre in mensa Caritas, poi aveva deciso di passare la notte in via Bissagola, non avendo un cuscino su cui poggiare la testa. La sera dopo, munito di tessera, si è presentato nuovamente alla mensa Papa Francesco I di Marghera. Con sé il verbale. 

Li ha mostrati a don Nandino Capovilla, che in quel momento era indaffarato. «Don Nandino, ho paura per questa multa. Sono tantissimi soldi».Non appena ha preso in mano il verbale, il parroco ha strabuzzato la vista. «Ho letto incredulo il verbale e sono andato subitoalla cifra indicata» spiega il sacerdote di Marghera:«da euro 400 a 3.000. Gli ho domandato cosa avesse fatto, ma la risposta era in due righe più sopra della stessa notificazione di violazione. Ho guardato fisso i suoi occhi pieni di paura. E alla rabbia ho preferito una specie di mano sulla spalla a distanza dei due metri». Il sacerdote racconta di essersi arrabbiato: «Questo è “reato di povertà”» è sbottato. «Nella fase 2 gli ultimi diventano perseguitati. La gravità non è nel pagare questa assurda multa che ovviamente, per legge e come mi conferma ora un avvocato, nessuna persona nullatenente paga con soldi che non ha. Ma attenzione, prepariamoci a vedere le lacrime di coccodrillo di chi chiederà scusa a Khalil e anche politici in campagna elettorale offrirsi di pagare la multa. Nemmeno in ciò sta la gravità. Quest’uomo, già umiliato e privato della sua dignità umana, non viene protetto dalle autorità come centinaia di persone senza dimora esposte al contagio. Ed ora arriva il “reato di povertà” ». Khalil è marocchino, ha 39 anni e un regolare permesso di soggiorno. È in Italia da un bel pezzo, ha lavorato per anni, poi è rimasto senza posto e senza casa. Dopo il post pubblico, in tanti si sono offerti di lanciare una colletta, qualcuno si è addirittura proposto di pagare la multa per intero. «Non ce l’abbiamo con le forze dell’ordine, fanno il loro lavoro, devono. Il problema non è nemmeno la multa, il vero problema è che si sta ingaggiando una guerra contro i poveri. 

Quanti sono in strada? Chi si occupa di queste persone durante la pandemia? A nessuno interessa affrontare la questione, poi, una volta contagiati, se ne preoccuperanno».Don Capovilla accende i riflettori su un tema delicato, quello degli indigenti, che nei prossimi mesi sarà sempre più pressante: «Il Comune dovrebbe fare di più per queste persone». Poi rivolto a Khalil aggiunge: «Fratello, perdonaci perché invece di aiutarti ad affrontare questa epidemia garantendoti un luogo sicuro ti abbiamo lasciato sulla strada notte e giorno, con migliaia di alberghi vuoti a Venezia. Ti abbiamo trasformato da vittima in colpevole. Sei stato incriminato non perché hai rubato o sporcato o disturbato la quiete pubblica. Il verbale è chiaro: il corpo del reato è il tuo stesso corpo stanco dalle notti passate sotto le stelle e sfinito dalla paura di prenderti questo maledetto virus. Anzi, è specificato che riposavi su un giubbino di tua proprietà. Tu lo so che hai già perdonato i due finanzieri. Tutto il giorno in strada, non proprio come te ma con orari impossibili e la famiglia lontana che non li vede da mesi, ad obbedire a provvedimenti non sempre azzeccati». Don Capovilla cita il Tavolo Comunità Accoglienti di Venezia, che nei giorni scorsi hanno scritto una lettera a prefetto e sindaci, sottoponendo due problemi: quello dei senza casa, e delle persone che vivono in comunità di accoglienza non idonee a una “quarantena che si dica rigorosa”».

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