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Due barriere del Mose alzate insieme: test ok

Fonte: Il Gazzettino del 01-06-2020

E’ stato un click del generale di corpo d’armata Giuseppenicola Tota, alle 13.17, a dare inizio alle operazioni di innalzamento delle paratoie del Mose alle bocche di porto di Malamocco. Il compito gli è stato affidato, a sorpresa, durante la presentazione dell’evento, in segno di ringraziamento per il supporto che le truppe da lui comandate, e dislocate nel cantiere del Mose, il 2° e il 7° Reggimento Trasmissioni Alpini, hanno dato, in questi giorni, alla realizzazione dei canali di connessione tra le sale operative di Chioggia e di Malamocco. La particolarità della giornata di ieri, infatti, è stata proprio il comando in remoto delle paratoie di Malamocco, eseguito da Chioggia, con quel click del generale. L’atmosfera era quella delle grandi occasioni, pur mediata dalle misure di sicurezza per il Covid 19. Posti di controllo all’ingresso, per identificare tutti i visitatori, con misurazione della temperatura, percorso obbligato all’interno del cantiere per raggiungere la tenda gateway dove tutti venivano ricontrollati e dotati di giubbetti catarifrangenti da cantiere, poi avanti fino alla terrazza che si affaccia sul mare, dove era stata allestita un’altra tenda militare, con schermi interni ed esterni, per la spiegazione dell’evento e, a turni, per gruppi limitati, anche fino alla più elevata terrazza panoramica, accanto alla sala di controllo, per una visione diretta dall’alto.

TAPPA IMPORTANTE

Insomma, tutto preparato per illustrare al meglio le operazioni ad autorità istituzionali, ospiti e giornalisti, in questa importante tappa del progetto Mose. Importante non tanto perché non si fossero fatte altre prove di sollevamento (77 in totale da gennaio 2019) o di sollevamento dell’intera schiera di paratoie (9, tra Lido e Malamocco, delle 77 prove) ma perché, per la prima volta, veniva chiuso interamente il porto di Chioggia e, soprattutto, si comandava anche Malamocco in remoto e in contemporanea. Il lavoro preparatorio era cominciato due ore prima, rifornendo di gasolio i compressori che dovevano pompare l’aria dentro i cassoni, ma la fase operativa vera e propria era partita, appunto, alle 13.17. Diciotto minuti il tempo necessario per alzare un cassone a Malamocco, dieci, invece, per quelli di Chioggia, dove la seconda condotta dell’aria è già completata e funzionante, ragion per cui i comandi sono stati impartiti in tempi sfalsati: il generale Tota ha cliccato cinque volte per alzare le paratoie n. 1, 3, 8, 17 e 19 a Malamocco, poi il controllo è passato alla sala operativa, dove i tecnici del Consorzio hanno fatto alzare le paratoie di Chioggia. 

L’OCCHIO DEI DRONI

Si voleva che le paratoie si alzassero contemporaneamente nei due varchi, e tutto sotto l’occhio vigile dei droni che monitoravano da vicino le operazioni, ronzando sopra i cassoni gialli, e con le motovedette dalla guardia costiera a controllare improbabili arrivi via mare. Poco prima delle 15, tutte le paratoie erano alzate e allineate. Sotto la tenda militare, i tecnici del Consorzio hanno spiegato come il collegamento da remoto possa, in futuro, permettere un risparmio nei costi di gestione, in quanto potrebbe bastare una sola squadra di controllo a fare alzare le paratoie di due bocche di porto, mentre gli operai, nelle gallerie sottostanti, dovranno essere presenti in entrambi i siti. Ieri, poi, a Malamocco erano presenti due squadre di tecnici: una di esperti e una seconda in formazione per poter rispondere, in futuro, alla necessità di avere sempre personale competente in grado di intervenire: un’applicazione anche al persobale del concetto di ridondanza già applicato alle strutture fisiche di alimentazione del Mose: duie gallerie di servizio, doppie (e anche quadruple) condotte per l’aria, due blocchi da tre compressori l’uno per pompare l’aria nei cassoni, in grado di sostituirsi l’un l’altro o, anche di funzionare contemporaneamente, e così via. Non solo: i tecnici che vengono formati sono, prima di tutto, dipendenti del Consorzio o delle imprese (Thetis e Comar) emanazioni del Consorzio, non delle altre imprese che lavorano al Mose ma, domani potrebbero essere impegnate in tutt’altra parte del mondo. In questo modo, invece, le competenze resteranno nel territorio.

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