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Duecento senzatetto, rischia di esplodere la bomba sociale

Fonte: Il Gazzettino del 12-04-2020

In prima linea ci sono sempre e solo loro, i soliti e cioè Emergency, Caritas, San Vincenzo, Fondazione Carpinetum. Sono gli unici che si occupano degli ultimi, quelli che da un momento all’altro possono trasformarsi in una bomba epidemiologica. E cioè i senza fissa dimora. Da quando è iniziata l’emergenza sono sulle spalle delle associazioni caritatevoli. Il Comune? Sta pensando. E se qualcuno si infetta e porta il coronavirus in supermercati e sottoportici, fermate degli autobus e panchine, ovvero in tutti quei posti che danno ospitalità durante il giorno a chi non ha un posto dove andare? Chissà. Togliendo chi è alla Casa dell’ospitalità di via Santa Maria dei Battuti blindata perchè in quarantena – ce ne sono più o meno 200 per strada che si arrangiano come possono. E infatti la sera se ne trova qualcuno sotto i portici di Corso del popolo, altri si arrangiano in via Carducci o in una delle tante casette abbandonate dalle parti di Marghera.

DUECENTO SULLA STRADA

Per fortuna inizia a far caldo e quindi il sacco a pelo basta e avanza e, dunque, nessuno di loro ha più bisogno per esempio della sala d’attesa dell’aeroporto Marco Polo che era uno dei luoghi più gettonati con il freddo. Di giorno invece sono tutti in giro e tutti si presentano puntuali alle 11 alla mensa di Ca’ Letizia in via Querini, gestita dalla San Vincenzo, e la sera alla mensa San Francesco di Marghera. «Siamo più o meno a quota 150 racconta Stefano Bozzi, che per la San Vincenzo coordina i volontari della mensa di via Querini – Problemi zero, meno del solito. Li forniamo di mascherina, facciamo in modo che si disinfettino le mani, poi si siedono ognuno al proprio posto, distanziati. Diamo loro un pasto preparato dalla Caritas, che ci fa il catering. Un primo caldo, lasagne, pasta o tortellini, poi panini o tramezzini, frutta, un dolce, acqua. Chiaro che non è come prima che si sedevano a tavola e chiacchieravano con noi e tra di loro, ma ci siamo tutti adattati, mi pare senza problemi. Il problema, semmai, è se qualcuno di loro si infetta» Appunto. Per adesso se hanno problemi vanno da Emergency a Marghera. I senza fissa dimora, ma anche quelli che un tetto sopra la testa ce l’hanno, ma non hanno il medico di base e magari una malattia cronica da tenere sotto controllo. «Da quando l’Ulss ha chiuso l’ambulatorio dell’Angelo dedicato a chi ha una patologia cronica come l’ipertensione o l’epilessia o il diabete, vengono qui dice Marta Carraro, che coordina Emergency a Marghera E non ci sono solo i senza fissa dimora, ma anche quelli che per un motivo qualsiasi non hanno la tessera sanitaria e quindi il medico di base. Prima avevano un punto di riferimento in ospedale, adesso hanno noi. Facciamo noi da medico di base e da ambulatorio per le patologie croniche. In più abbiamo iniziato a fare anche corsi per la formazione degli operatori perchè non devono infettarsi. Per fortuna lavora con noi Attilia, che è una infermiera che ha avuto esperienza all’estero di epidemie e quindi sa perfettamente che cosa fare. La mattina li fermiamo tutti fuori dal cancello, chiediamo se qualcuno ha tosse o febbre e poi decidiamo il da farsi. Perchè se ha una casa lo invitiamo a restare chiuso in casa e poi lo chiamiamo ogni giorno per vedere come va, ma il problema vero è chi è senza casa e quindi, quando si presenta da noi con la tosse o un po’ di febbre, che cosa possiamo fare?».

LA PAURA FA NOVANTA

Per fortuna gli accessi sono inferiori al solito, nell’ambulatorio di via Varè, a Marghera, una decina al giorno contro i trenta se non di più dei tempi normali. Segno che comunque la paura fa novanta e chi non ha un dolore insopportabile, semplicemente se lo tiene. Anche se ha mal di denti o ha bisogno degli occhiali, aspetta tempi migliori. E intanto, però, aumenta il numero di chi ha bisogno dell’aiuto degli altri. «Seguivamo già da prima 350 famiglie dice Stefano Bozzi della San Vincenzo Adesso ogni mattina se ne aggiungono 4-5 che proprio non hanno da mangiare e chiedono aiuto». E alla San Vincenzo va aggiunta la fondazione Carpinetum che ha messo in piedi il tavolo di passaggio, quel meccanismo che permette di fare la spesa gratis. E c’è veramente ogni ben di dio, comprese le colombe pasquali. «Anche noi non abbiamo problemi di approvvigionamento, per adesso – dice Stefano Bozzi – Tanti negozianti ci chiamano per regalarci la roba. Del resto chi aveva fatto la scorta, magari per un mese, inizia ad avere i prodotti in scadenza. Ecco, servirebbe un coordinamento, un centro di raccolta di tutti i prodotti». Anche su questo fronte il Comune sta pensando.


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