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Duemila firme per una rinascita «Il punto di partenza è la residenza»

Fonte: Il Gazzettino del 15-04-2020

Lo stop totale derivante dal coronavirus viene vissuto dai veneziani come un punto di partenza nuovo. Il tutti a casa non deve essere solo un momento di blocco, ma anche la possibilità di mettere in moto il cervello per cercare di individuare soluzioni ai problemi che negli ultimi anni stanno flagellando la città. Curioso è l’esempio di Diana Vandeville e Laura Panchisen, due veneziane d’adozione che hanno scelto la laguna come luogo dove vivere. La prima, francese da parte di padre e siciliana da parte di madre, racconta: «Sono qui da settembre, di professione faccio la traduttrice di film e l’accompagnatrice turistica. Mentre Laura, mamma a tempo pieno, è qui da sei anni e viene da Verona. Mi sono trasferita a Venezia per amore, un amore duplice perché una volta arrivata qui non si può che restarne colpiti». La stessa donna ha quindi preso a cuore la città: «Vivendoci si capiscono le problematiche ed è difficile accettare come sia trattata».

Per questo è partita la petizione su change.org Rinascita di Venezia post Covid-19 i cui temi sono quelli che toccano tutti i veneziani da vicino: residenza, turismo più qualificato, sostegno all’artigianato locale e un occhio di riguardo per l’ambiente. Nel giro di due giorni quasi duemila persone hanno aderito: «Questa è un’occasione storica: mai si sarebbe pensato a uno stop di questo tipo del turismo – continua Vandeville – Sarebbe importante cercare di creare i presupposti per un turismo più interessante e remunerativo».

AGEVOLARE LA RESIDENZA

Quindi la residenza: «Si può fare di più, le case non occupate e non assegnate si potrebbero dare a famiglie magari con sistemi di autorestauro, ma anche bloccare i cambi di destinazione d’uso o agevolare chi affitti a imprese locali». Vandeville si sofferma sul discorso ambientale: «L’unica cosa positiva del coronavirus è che l’inquinamento si è fermato. Ma com’è possibile che una città senza auto sia tra le più inquinate d’Italia? Le imbarcazioni devono adeguarsi alle normative terrestri. Speriamo che questa petizione non resti inascoltata».

QUARTIERI IN MOVIMENTO

Sempre dal basso arriva la richiesta di attenzioni al territorio comunale. Su Facebook è il gruppo Quartieri in movimento a chiedere che adesso si inizi a pensare al futuro della città. Con il dito puntato contro la monocultura turistica: «Non vogliamo tornare alla normalità, perché quella normalità è il problema», spiegano i creatori del gruppo. «Il turismo di massa non è più sostenibile», chiariscono. Il gruppo chiede sviluppo per Porto Marghera: «L’area attende da decenni le bonifiche ed i marginamenti promessi ed un vero progetto strategico di riconversione ecologica dell’intera area che potrebbe dare vita a nuove attività compatibili con il territorio».  La scelta di costruire nuovi hotel in terraferma viene criticata: «Una parte di città assume ogni giorno di più la forma di succursale low-cost, una sorta di grande dormitorio turistico della Disneyland lagunare».  L’impatto del turismo è contestato anche dal punto di vista ambientale e lavorativo, con il traffico aereo, inquinante, e un lavoro che produce «contratti a termine, a chiamata, brevi e precari, l’uso indiscriminato delle partite Iva, lavoro in nero e grigio».  Il gruppo chiede più investimenti nel welfare («Ridotto drasticamente dalla giunta»), per il recupero del patrimonio abitativo e per il sostegno all’artigianato e alle botteghe di vicinato.

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