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Ecco la Bissuola e le sue anime: “Ripristinate il bus numero 12

Fonte: Il Gazzettino del 27-02-2020

È una zona dalle tante anime, la Bissuola. Residenziale, prima di tutto. E il cui cuore pulsante è costituito dal parco Albanese. Infine, frequentata da migliaia di studenti: dei Licei Bruno e Guggenheim e dell’istituto Zuccante. Affollata da una platea eterogenea, con visioni spesso comuni, ma che spinge verso necessità variegate. «Il grande tema è la sicurezza»: ne sono convinti Pierpaolo Mastro e Daniela Pochi, titolari della storica tabaccheria al civico 48 di via Bissuola. La coppia vive nel quartiere da oltre 20 anni, vicino al parco. «Da quando i militari fanno le ronde, la situazione è migliorata. Sono un deterrente per lo spaccio. Fino a qualche anno fa, il limite tra via Po e il parco era in mano agli spacciatori. Ora, per fortuna, non è più così, ma guai ad abbassare la guardia». Il timore che il quartiere potesse essere assorbito nel vortice della delinquenza è comune tra i residenti e gli esercenti della zona. Così come la sensazione di uno scampato pericolo. Anche Alessandro Gazzola, edicolante di via Tevere, abita a due passi dal parco. «Lo spaccio continua a esserci, ma negli ultimi anni la situazione è migliorata. 

Bisogna pensare a eventi e iniziative per rivitalizzare il parco. Magari un mercato cittadino, alcuni giorni a settimana». Spostandosi dentro il parco, le richieste cambiano. È in sella alla sua bmx, nella zona delle “piramidi”, il 23 enne Alessandro Grande. «Ci serve un posto per il freestyle: skate e bmx. Abbiamo fatto una richiesta al sindaco, ma non abbiamo ricevuto risposta. Abbiamo anche provato con una raccolta fondi, ma servono troppi soldi. E così siamo costretti a venire qui, per non disturbare. Ma le piramidi non sono una pista».Bandiera del quartiere è il Conestoga, storico locale, che la sera si trasforma nel ritrovo dei ragazzi della zona. «Qui si vive bene» dice Patrizia Brinis, dietro il bancone. «Qualche giorno fa ho chiesto al Comune di intervenire per un problema a un tombino e la risposta è stata immediata. Se dovessi fare una critica, direi che via Bissagola, dove vivo, è troppo trafficata da quando è stata costruita la rotonda. Si potrebbe pensare a un senso unico». Ed è la viabilità l’altro tema per i residenti del quartiere. «Una volta, da via Bissuola passava il 12, che portava direttamente a Venezia

Con l’avvento del tram, le corse sono state eliminate, causando parecchi disagi. E poi un altro problema è la carenza di parcheggi» spiega ancora Mastro. «Qui è pieno di persone che lavorano a Venezia. O gli stessi studenti che frequentano il Bruno e lo Zuccante. L’eliminazione del 12 è stata un vero problema» gli fa eco Kendra Maritan, dietro il bancone dell’omonimo panificio di famiglia.Per lei, però, la questione principale è un’altra, legata alla sua attività. «Il proliferare dei centri commerciali che strozzano le botteghe. Noi “piccoli” chiudiamo di continuo. A ottobre ha aperto l’Alì, a due passi da qui. Ce n’era proprio bisogno?». «Se ce ne fossero meno, sarebbe meglio per tutti. Resisto, ma il calo si sente. D’altra parte, ultimamente soffrono tutti i lavoratori, tranne chi siede in parlamento o è in un’amministrazione comunale o regionale» continua Stefano Rigon. Un uomo che il quartiere lo ha visto crescere e trasformarsi: titolare, con la moglie Monica Vian, dell’ortofrutta al civico 40 di via Tevere. «Quando abbiamo aperto, io e mia moglie avevamo 39 anni in due: 20 io e 19 lei. Ora, insieme, ne facciamo 107» sorride, tradendo un orgoglio comprensibile. «Il degrado? Fino a un paio di anni fa, sì. Ma ora la situazione si è normalizzata. Quanto ai parcheggi, è vero che mancano. Ma c’è da dire che sono molti i proprietari dei garage che lasciano sistematicamente le auto all’esterno».  

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