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Ecobonus al 110%, corsa contro il tempo «Necessaria una proroga fino al 2022»

Fonte: La Nuova Venezia del 27-07-2020

Assemblee condominiali tutte (o quasi) da posticipare. Troppo piccoli gli spazi in cui sono organizzate normalmente per garantire il rispetto del distanziamento interpersonale. E troppa la responsabilità in capo agli amministratori. Poco male, ora. Da parte loro i condòmini hanno un po’ paura e un po’ fretta di riunirsi. Perché l’ecobonus del 110%, inserito all’interno del Decreto Rilancio fa gola a tanti. Sconto in fattura o ancora meglio cessione del credito ai privati che realizzino gli interventi già incentivati con i vecchi bonus ristrutturazioni e facciate. Interventi che, normalmente, per essere realizzati necessitano prima del voto favorevole in assemblea. A lanciare l’allarme è Angelo Rizzi, presidente veneziano di Anaci, l’associazione degli amministratori di condominio. «Se il 25% dei condomini che desidera approfittare dell’ecobonus al 110% riuscirà a completare i lavori, allora sarà un miracolo» sostiene, convinto. «È necessaria una proroga fino al 2023.Ora come ora, la scadenza è fissata al 31 dicembre del 2021, ma per fare lavori di questo tipo sono necessari almeno cinque mesi. 

Gli amministratori più solerti convocheranno le assemblee dopo l’estate, quindi tra settembre e novembre, ma comunque non riusciranno a seguire più di due – tre condomini contemporaneamente. A maggior ragione, le ditte che realizzano i lavori non hanno certo a disposizione 300 persone da impiegare contemporaneamente per decine di palazzi.Ne avranno al massimo una ventina, quindi 10 da una parte e 10 dall’altra». E sono gli stessi costruttori a confermare le difficoltà. «Per ottenere lo sconto in fattura, entro il 31 dicembre 2021 non sarà sufficiente avere approvato i lavori, ma anche averli completati e avere ottenuto la certificazione», spiega Giovanni Salmistrari, presidente veneziano di Ance, Associazione nazionale costruttori edili e titolare a sua volta di un’impresa. «Ho 25 dipendenti, non riusciremo a lavorare a più di 4 -5 cantieri contemporaneamente. Considerando che dall’approvazione in assemblea all’inizio dei lavori trascorrono normalmente tre mesi, poi sei di lavori e altri due per completare il tutto, in totale servirà quasi un anno per ciascun intervento. Chiediamo e confidiamo in una proroga quantomeno al 2022». Per ottenere il bonus è necessario garantire il miglioramento di almeno due classi energetiche o, se non è possibile, il conseguimento della classe energetica migliore. «Per arrivare pronti al 2030 e al 2050, con la richiesta di un’Europa più green» spiega Salmistrari. «Ci saranno molti interventi nei condomini più vecchi, degli anni ’50 e ’60, da efficientare da un punto di vista energetico con cappotti, cambio caldaie, impianti fotovoltaici. 

Mentre nelle zone più interne ci saranno anche lavori sui tetti, sulle facciate, fino all’installazione delle colonnine per le auto elettriche».Ma è una corsa contro il tempo. «Secondo obiettivo dell’iniziativa sarebbe creare nuovi posti di lavoro, permettendo alle imprese di essere più strutturate, anche con nuove assunzioni. Certo, se il governo non deciderà per un posticipo, allora è un discorso privo di senso», l’analisi di Salmistrari.Con la fretta che, mai come in questa situazione, è cattiva consigliera: «È uscita da pochi giorni la circolare dell’Agenzia delle entrate che spiega cosa si intende per super bonus. Un malloppone di 800 pagine da seguire alla lettera, per non incappare in multe. Per questo è bene affidarsi a professionisti veri. E per questo, con tempi tanto stretti e indicazioni date solo ora, confido in un posticipo: dell’ecobonus al 110% e del bonus facciate». Già, perché c’è un’altra questione ancora più stringente, vale a dire il “bonus facciate”, in scadenza il 31 dicembre di quest’anno, come spiega ancora Rizzi di Anaci: «E qui il rischio è che rimangano fuori praticamente tutti. Al sopraggiungere dell’ecobonus al 110%, molti condomini che avevano già iniziato i lavori per il bonus facciate, li avevano sospesi, per beneficiare del primo. Con assemblee e lavori bloccati, il rischio è che quasi tutti rimarranno con un cerino in mano». 

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