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Eraclea, i casalesi sono ancora qui

Fonte: Il Gazzettino del 22-03-2020

L’immagine simbolo è At Last, la barca di Luciano Donadio, che diede anche il nome al maxi blitz di febbraio dello scorso anno che portò in galera i casalesi di Eraclea. La barca Finalmente è ormai ridotta ad uno scheletro, ma è ancora lì, aggrappata alla riva, con le cime ancorate al guard rail, simbolo di una sconfitta che non è definitiva. Non la tocca nessuno. É ancora lì, adagiata sulla riva del Revedoli, monumento all’incapacità dello Stato di chiudere i capitoli di una saga mafiosa che inizia più di vent’anni fa, nel Veneto Orientale, e che si è conclusa l’anno scorso, finalmente, grazie all’arrivo ai vertici della Procura di Venezia del dott. Bruno Cherchi. La barca è ancora lì come sono ancora lì mogli e figli, sorelle e fratelli, cugini e nipoti dei casalesi che sono dietro le sbarre da un anno, in attesa del processo. E mentre la città aspetta il processo, ma con molta meno passione dopo il mancato scioglimento del Comune per mafia, Eraclea si guarda attorno e comincia a pensare che non è finita, che i casalesi sono di nuovo qui. 

NON É FINITA

Si notano macchine di grossa cilindrata, di nuovo, in paese. E anche una faccia, quella di A.C. che non si vedeva da mesi e che qualcuno aveva fotografato assieme a Luciano Donadio, il capo del clan dei casalesi di Eraclea. Del resto chi poteva pensare che l’inchiesta avrebbe chiuso definitivamente i conti con quelle decine di aziende, quelle centinaia di operai, quella mezza dozzina di professionisti della politica e degli affari che per anni sono vissuti a stretto contatto di gomito con la malavita? Le imprese criminali, bisogna ricordarselo, sono come le imprese normali, hanno bisogno di continuare a lavorare e se un amministratore delegato dell’impresa criminale come Donadio viene messo in galera, la casa madre e cioè i casalesi di Casal di principe è inevitabile che prima o poi sostituiscano Donadio con un altro amministratore delegato che possa riprendere a tessere la ragnatela del malaffare nel ricco Veneto Orientale dove i casalesi che sono rimasti in libertà ancora abitano e lavorano. É vero che si sono inabissati, nel senso che non li si vede più in piazza a prendere ordini, tra il bar Udinese e la sala scommesse Snai dei Donadio, ma è altrettanto vero che ci sono ancora e che ancora lavorano. Un appalto qui e uno là, senza dare nell’occhio e soprattutto senza sgomitare. E i soldi ricominciano a girare. Perchè di soldi comunque c’è bisogno. 

CONTI DA PAGARE

Ci sono gli avvocati da pagare e le famiglie dei carcerati da mantenere. Ci vuole cioè qualcuno che recapiti le mesate alle mogli e ai figli degli arrestati, che devono pur vivere visto che sono rimasti ad Eraclea e continuano ad incontrarsi e a farsi coraggio l’un l’altro, in attesa dei processi. In molti ad Eraclea, all’indomani degli arresti, si sono messi tranquilli ad aspettare che da Casal di principe salisse qualcuno adesso è arrivato – in grado di riprendere in mano le redini della baracca che Luciano Donadio aveva messo in piedi da quando era sbarcato sul litorale, agli inizi degli anni 90 ed aveva stretto i primi accordi con imprenditori locali come Graziano Poles, mentre metteva un piede nella vita politica cittadina e intesseva rapporti con il sindaco Graziano Teso, poi vicesindaco nella Giunta di Mirco Mestre. E se oggi è giusto prendere atto che per la ministra degli Interni Luciana Lamorgese, non c’erano gli elementi per sciogliere il Comune per mafia, quel che è certo è che Luciano Donadio non è rimasto alla finestra nelle ultime tornate elettorali. E se in pochi anni è riuscito a costruire un piccolo impero, allargando la sua sfera di influenza a Caorle e Jesolo, mentre stringeva accordi con i calabresi e con la vecchia malavita di San Donà legata a Silvano Maritan, è anche perchè ha saputo costruirsi relazioni e contatti anche nella sfera della politica. Fatti soldi, con la famiglia Luciano Donadio si era trasferito in via Sarpi, zona residenziale, dove Graziano Poles aveva realizzato una serie di villette a schiera. E proprio in via Sarpi negli ultimi tempi si vede un gran via vai di macchine di grossa cilindrata. Come ai tempi di Luciano Donadio. Che non ha mai disdegnato le supercar visto che ultimamente andava in giro tra l’altro con un Bmw X 6 che non si porta a casa con meno di 80mila euro.

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