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Esposto contro i lavori in via del Tinto. Gli ambientalisti: “vincoli non rispettati”

Fonte: La Nuova Venezia del 22-03-2020

l disboscamento in via del Tinto finisce al centro di un esposto alla Procura della Repubblica di Venezia. Una denuncia contro il permesso a costruire, rilasciato dal Comune di Venezia il 14 gennaio dello scorso anno. A presentarlo è l’ambientalista, ed ex assessore e consigliere regionale Michele Boato. «Ho agito a nome e per conto di undici associazioni ambientaliste», spiega Boato, che afferma di avere il sostegno oltre che dell’Ecoistituto del Veneto e di Amico Albero, anche di Italia Nostra-Venezia, Mestre Mia, La Salsola, Comitato Ex Umberto I, Movimento dei Consumatori, Alberi a Venezia, VeneziAmbiente, I Sette Nani, Wwf Venezia e Territorio.Il fronte ambientalista, lo stesso che ha ridato vita in autonomia il Forum del verde, ha deciso di passare alle vie legali per impedire, scrivono, «l’assalto al Boschetto di Carpenedo che una società privata ha iniziato in questi mesi, facendo tabula rasa di un pioppeto, tombando illegalmente un fossato, facendo entrare nel viottolo del Tinto, per settimane, tre enormi trattori con rimorchio, violando il chiaro divieto posto all’inizio della via e, soprattutto, agendo in forza di un “Permesso a Costruire” pieno di illegalità, rilasciato l’anno scorso dagli Uffici del Comune», scrivono. 

La contestazione è ai lavori della Dream House srl di Martellago che ha ottenuto il regolare permesso per le opere di urbanizzazione per una serie di villette di lusso e tre palazzine (ciascuna con cinque appartamenti) nell’area di via del Tinto. Una lottizzazione di cui si parla da anni: otto anni fa il progetto venne approvato dal consiglio comunale (giunta Orsoni e assessore Ezio Micelli). La proprietà promette un intervento “green” con 48 mila metri quadri di nuovo bosco, e la piantumazione di 5.600 piante autoctone, percorsi naturalistici e piste ciclopedonali. L’esposto si concentra, viene spiegato, «su tre pesanti illegalità contenute negli atti comunali che permettono di costruire su terreni in cui è decretata l’assoluta in edificabilità da due Piani e una Valutazione di Incidenza Ambientale del Comune di Venezia».

Boato evidenzia i vincoli: la fascia di rispetto di 50 metri da via del Tinto (fissata da norme tecniche del Piano territoriale della Provincia del 2008); la fascia di rispetto di 250 metri dal perimetro del Bosco di Carpenedo, fissata dalla Vinca del 2009; una distanza di 330 metri, posta dal Palav. E vengono tirati in ballo gli uffici del Comune di Venezia: «prima di rilasciare un Permesso a Costruire, è obbligo degli Uffici verificare che il progetto non incorra in alcun divieto di legge. Invece gli Uffici comunali non hanno verificato nessuno dei tre vincoli», dice l’esposto. Michele Boato insiste: «La presenza dei vincoli non può essere sfuggita agli uffici perché gli stessi progettisti hanno segnalato la presenza nella planimetria generale del permesso a costruire del piano di lottizzazione approvato »

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