Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Fatturati giù del 98% e cassa integrazione per 10 mila: il disastro

Fonte: Il Gazzettino del 29-03-2020

Che a livello nazionale il periodo che stiamo attraversando sia particolarmente delicato, è sotto gli occhi di tutti. E altrettanto lo è per ciò che riguarda le strutture ricettive dell’area veneziana, settore in grave sofferenza ormai dall’Aqua Granda. Perché se dopo l’alta marea record del 12 novembre scorso numerosissime sono state le disdette registrate, legate al timore che la città lagunare si trovasse ancora in una condizione di emergenza, l’epidemia di coronavirus non ha dato il tempo di potersi rialzare per davvero. Ne sono una prova le calli e le strade vuote di queste settimane. Se gli strascichi lasciati dall’episodio di novembre sono stati importanti, dal punto di vista alberghiero quelli provocati dal Sars-Cov-2 si stanno rivelando come si legge in una nota di ieri dell’Associazione Veneziana Albergatori (Ava) un «disastro». 

I NUMERI

A parlare è il direttore Claudio Scarpa, soffermandosi su numeri significativi che ben fotografano il momento attuale vissuto dalla categoria. «Raggiungiamo una diminuzione del fatturato pari al 98% rispetto all’anno scorso. Gli altri settori alberghieri, in Italia, non se la passano bene ma Venezia vive la situazione peggiore in assoluto», dichiara Scarpa, sottolineando come la preoccupazione non possa che essere tanta. «A Venezia gli alberghi sono attualmente tutti chiusi. In Europa è la città che soffre di più. A questo punto l’unica cosa che possiamo sperare è che si verifichi presto la fine di questo morbo, accanto ad una conseguente ripresa dell’economia». Che, a detta del direttore Ava, almeno agli inizi sarà a livello locale. Nel senso che non ci saranno più, in un primo tempo, grandi viaggi internazionali. Col risultato che «per almeno un anno sarà finita l’epoca dei viaggi intercontinentali». Ad essere ottimisti, secondo Scarpa le cose potrebbero riprendere a girare in un determinato modo, il più possibile vicino alla normalità, intorno alla primavera del prossimo anno. 

CASSA INTEGRAZIONE

Insomma, la fase in corso è assai critica e lo confermano i 10 mila lavoratori che attualmente si trovano in cassa integrazione o che sono stati licenziati. Oltre alle centinaia di imprenditori che «dovranno ricominciare da zero, in una situazione di criticità che si riverbererà sulla città per il mancato incasso della tassa di soggiorno, dei biglietti di trasporto pubblico e dei musei. La situazione è gravissima. Tuttavia non voglio pensare che, a partire dalla metà di maggio-primi di giugno (prima temo sarà difficile), non si torni ad essere operativi, riaprendo gli alberghi. Se così non fosse sarebbe veramente drammatico non solo per il settore turistico ma anche per quello industriale: nell’arco di un mese, un mese e mezzo dobbiamo tornare a produrre». In un contesto in cui la speranza è che tutto si risolva il prima possibile, Scarpa tiene a sottolineare la sua fiducia nell’operato del governatore Zaia. «In lui non leggiamo infatti quelle incertezze commenta che purtroppo abbiamo visto all’interno del governo».

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Grazie, l'iscrizione è avvenuta con successo. Controlla la tua mail e clicca sul link per confermarla.