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Fincantieri, la Fiom contesta la ripartenza

Fonte: La Nuova Venezia del 07-05-2020

Siamo alla terza settimana dalla riapertura e tutto sembra filare liscio nel cantiere navale di Marghera dove si costruiscono le grandi navi a crociera. «Ma il difficile deve ancora venire» sottolinea il segretario della Fiom-Cgil veneziana, Michele Valentini: «A tutt’oggi sono al lavoro solo un terzo degli addetti, metà dei quali sono suoi dipendenti diretti. Il resto sono lavoratori, poco garantiti e tutelati nei loro diritti, della ragnatela di imprese che lavorano in appalto e subappalto senza rispettare, in non pochi casi, contratti e norme di legge, come testimonia l’inchiesta aperta dalla magistratura proprio a Marghera. Per questo temiamo fortemente che nelle prossime due settimane, con il ritorno in cantiere di altri tremila lavoratori, in gran parte degli appalti, che dovranno lavorare in ambienti spesso chiusi e angusti dove le distanze di sicurezza sono impossibili, ci sia un problema di sicurezza». «E anche sul problema dell’affollamento dei mezzi dei trasporto pubblico dei lavoratori le nostro preoccupazioni restano» aggiunge Valentini. «Fino ad oggi gran parte dei lavoratori rientrati in cantiere son o dipendenti diretti, sopratutto impiegati, che arrivano con i mezzi propri. Ma che cosa accadrà davvero quando rientreranno tutti quelli degli appalti? Basteranno i turni scaglionati e basteranno i mezzi a garantire tutte le sicurezze del caso?». Sul Protocollo nazionale aziendale per la sicurezza anti contagio manca, del resto, proprio la firma della Fiom-Cgil, che a differenza di Fim-Cisl e Uilm continua parlare di una «ripartenza sbagliata, con deroghe al contratto nazionale e accordi separati con una sola parte delle Rappresentanze sindacali unitarie». Fincantieri sta riaprendo progressivamente tutti i suoi stabilimenti italiani, dai più grandi di Marghera a Monfalcone, ai cantieri di Genova, La Spezia, Ancona, Palermo e Napoli e una parte dei suoi dipendenti diretti sono ancora in cassa integrazione. 

La Fiom, pur considerando legittima e necessaria l’attivazione dell’ammortizzatore sociale, non ha sottoscritto l’accordo di proroga della cassa integrazione fino al 18 maggio prossimo per “emergenza Covid-19”, perché come denuncia Roberto D’Andrea, coordinatore nazionale del settore per i metalmeccanici della Cgil: «Fincantieri ha deciso di procedere unilateralmente, ricercando accordi separati con una sola parte delle Rsu, anche se le intese separate non sono previste dal protocollo del 24 aprile, allegato al Dpcm. E, come se non bastasse, ha previsto deroghe al contratto nazionale, come nel caso degli orari di lavoro e queste eccezioni ai contratti significano in concreto scaricare la gestione della crisi sui lavoratori, mettendo a dura prova l’organizzazione familiare e il salario. Questo per noi è inaccettabile». La Fiom nazionale ripete che Fincantieri «sta usando l’emergenza per cambiare l’applicazione del contratto nazionale, stabilendo turnazioni che prevedono la presenza fisica degli impiegati nella sede centrale per sei ore al giorno anziché otto, prevedendo due ore come permesso o recupero da recuperare non si sa quando. La nostra proposta, rifiutata dall’azienda, era quella di ridurre i reingressi di chi può lavorare in smart working e di organizzare una rotazione tra presenza fisica in azienda, lavoro da casa e cassa integrazione in modo da non penalizzare nessun lavoratore». 

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