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Fondamenta e riva erose dall’acqua. A rischio la casa degli armeni

Fonte: Il Gazzettino del 19-03-2020

I gradini che scendono verso il canale sono come franati, alcuni già scivolati in acqua, anche la fondamenta sembra inclinata verso la riva, mentre il grandioso palazzo che vi si affaccia, Ca’ Zenobio, ne patisce i danni: le fessure salgono lungo le pareti, i pavimenti sono ondulati. «Il palazzo si sta svuotando da sotto» racconta, amareggiato, Samuel Baghdassarian, che da anni si occupa di Ca’ Zenobio per conto della Congregazione dei padri armeni mechitaristi.

SEGNALAZIONI NEL VUOTO

Una questione annosa, questa del degrado della riva, che complica anche il futuro dell’edificio dei padri armeni che da tempo ha bisogno di un restauro radicale. In questi giorni di bassa marea la gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti. Gli scalini che scendono nel canale, davanti alla porta principale del palazzo sono in gran parte rotti, molti non ci sono più. Ma è tutta la riva ad apparire malconcia, con l’ampia fascia di pietra d’Istria che in alcuni punti si è staccata dai masegni. «É da una decina d’anni che ci troviamo in questa situazione. E ogni anno è peggio» continua Baghdassarian che spiega come la Congregazione si sia affidata ad un architetto, abbia scritto più volte ad Insula per sollecitare un intervento. «Tutto inutile. Ma questo danneggia anche il palazzo. Già anni fa erano stati fatti dei rilievi che mettevano il luce questi problemi. I pavimenti sono ondulati. Si sta svuotando da sotto. E se non riparano la riva noi non possiamo nemmeno fare i restauri interni». SEDE CULTURALE, MAI ALBERGO Questione che si somma alla difficoltà di trovare fondi per il restauro dell’intero palazzo. Di proprietà della Congregazione dei padri armeni mechitaristi da metà Ottocento, fino al 1997 ospitava il Collegio armeno Moorat Raphael. Oggi è sede di eventi, spesso ospita padiglioni della Biennale. «L’idea è di farne un centro culturale per ragazzi armeni – spiega Baghdassarian – ma mancano i fondi per il restauro. Prima comunque il progetto andrà definito meglio». L’unica certezza è che Ca’ Zenobio sarà almeno sottratto da un destino alberghiero. «Si tratta di un lascito, con finalità culturale – precisa il responsabile -. Non può essere venduto e non potrà mai diventare un albergo».

 

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