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«Fondamente Nove, no ai lancioni» L’appello a Franceschini e a Zaia

Fonte: La Nuova Venezia del 29-05-2020

La città chiede di fermare il nuovo pontile per i lancioni turistici in costruzione alle Fondamente Nove, per conto della Ducale srl, e più in generale, la conseguente trasformazione turistica di quest’area di Cannaregio e di Castello finora riservata alla residenza. E’ diventata infatti una petizione, con firme illustri, inviata al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e al presidente della Regione Luca Zaia, oltre che al sindaco Luigi Brugnaro e al provveditore alle opere pubbliche del Triveneto Cinzia Zincone, che ha rilasciato la concessione, la protesta dei residenti che hanno già inviato un esposto alle autorità sulla vicenda, che sembra non avere “padri”. Non una sillaba su di essa è finora stata pronunciata da Ca’ Farsetti, se si eccettua un breve post su Facebook del capo di gabinetto di Brugnaro Moris Ceron che scrive – in polemica con il Pd che aveva protestato per il via libera al pontile – che è «privato, autorizzato dal Magistrato alle Acque che dipende dal Governo e dal Mibact che dipende dal Governo. Il Comune non ci ha messo un euro». Ma l’idea di spostare una parte dei lancioni turistici dal Bacino di San marco nella zona delle Fondamente Nove era tra i documenti predisposti dal Comune per la gestione dei flussi. A firmare, a titolo personale, come cittadini, l’appello rivolto anche a Franceschini, sono tra gli altri il presidenti dei Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia Paola Marini, la presidente uscente della Venice International Foundation Franca Coin, il presidente degli Amici dei Musei Michele Gottardi, quello della sezione veneziana di Italia Nostra Lidia Fersuoch, lo storico dell’arte Bernard Aikema. Ma dei firmatari riferiamo a parte più in dettaglio.

«Se l’intento è quello di alleggerire la pressione che grava sull’area marciana», si legge nell’appello, che ricostruisce tutta la vicenda, «non sembra né opportuno né logico attenuare un problema creandone ex novo un altro. Castello e Cannaregio sono tra le ultime zone residenziali della città. L’imposizione di un turismo “mordi e fuggi”, che ha già devastato l’area marciana con l’espulsione degli abitanti e delle attività tradizionali ora rischia di snaturarli irreversibilmente, aggiungendo ai sicuri pregiudizi che verranno arrecati all’ospedale della città e al patrimonio artistico collettivo anche un irreparabile danno sociale. Inoltre, i tale iniziativa non può che aumentare a dismisura il traffico acqueo in una zona di Venezia già congestionata come il rio dei Mendicanti, e, di conseguenza condizionerà la statica di due edifici storici, dichiarati di interesse culturale per il loro grande valore architettonico e già sottoposti ad interventi di consolidamento statico. Interferirà con le attività dell’ospedale dato il passaggio continuo delle ambulanze. Comprometterà ulteriormente la vivibilità di una zona residenziale e ospedaliera».

I firmatari ricordano inoltre come «tutti, per una volta almeno in apparenza concordi, hanno auspicato che l’acqua alta del novembre scorso e la lunga chiusura dovuta al Covid19, con le loro disastrose conseguenze economiche, potessero almeno rivelarsi un’occasione per ripensare Venezia secondo nuovi canoni, con un turismo più compatibile con la fragilità della città e la sua unicità. Dobbiamo però constatare come non si sia attesa neppure la conclusione dell’epidemia per adottare provvedimenti che vanno nella direzione esattamente opposta. Chiediamo invece che questa sia l’occasione per imboccare un cammino diverso e per mettere in cantiere un’iniziativa ponderata su una gestione sostenibile e realistica di un turismo di qualità anziché di uno sfruttamento mordi e fuggi che sta minacciando la città». Qualcuno li ascolterà? 
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