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Fondazione di Venezia e i bilanci in rosso «Impensabile vendere la Casa dei Tre Oci»

Fonte: La Nuova Venezia del 13-05-2020

«La Casa dei Tre Oci non ha alcuna possibilità di essere messa sul mercato o valorizzata diversamente rispetto all’uso attuale dalla Fondazione di Venezia. Perché è un condominio, e l’unico che potrebbe farsi avanti per comprarla – e si era reso disponibile già in passato – è il condomino del piano superiore: la famiglia Bombassei». Acquistato a suo tempo dal noto imprenditore , oltre che parlamentare, Alberto Bombassei e ora occupato s altuariamente dal figlio Luca, architetto e ora anche neopresidente della Venice International Foundation prendendo il postoi di Franca Coin. Parla chiaro come sempre l’architetto Plinio Danieli, già amministratore delegato di Polymia e tra gli ideatori dal punto di vista architettonico e logistico del progetto dell’M9 e dello stesso restauro della Casa dei T re Oci, che la fondazione guidata da Giampietro Brunello è sembrata sul punto di voler alienare, salvo poi fare una precipitosa marcia indietro dopo le critiche generali. Dovrebbe avere il dente avvelenato, visto che è stato rimosso dal suo incarico dalla Fondazione dalla sera alla mattina ed è ancora in causa per danni. 

Ma in realtà parla con molta tranquillità della situazione, pur senza negare i giudizi. «Che il presidente Brunello si sia dimostra inadeguato all’incarico mi sembra, più che un giudizio, una constatazione sulla base dei fatti», sottolinea Danieli, «ma devo dire che tutta la gestione della vicenda della Casa dei tre Oci mi è sembrata imbarazzante, un autogol. E ho l’impressione che anche i consulenti che hanno stilato le ipotesi di valorizzazione non abbiano guardato bene le carte e non abbiano capito la situazione.«È impensabile», spiega, «che un imprenditore tipo Prada possa subentrare per acquisire la Casa dei Tre Oci e farne un centro espositivo, perché ne vorrebbe il pieno uso. Che non potrebbe avere appunto, perché al piano superiore c’è la famiglia Bombassei, che semmai vorrebbe lei acquistare l’immobile. Se oggi con Civita Tre Venezie la Casa dei Tre Oci può svolgere una significativa attivitò espositiva legata alla fotografia è anche perché Bombassei, gentilmente glielo permette, visti che occupa anche spazi che sono condominiali, come il salone di passaggio al piano terra. Pensi che all’origine, quando è stata aperta dopo il restauro della Fondazione, i tre Oci avevano solo la destinazione a uffici e dunque potevano allestire le mostre ogni volta con la delega provvisoria dei Vigili del Fuoco. 

Poi credo che il problema sia stato risolto e la destinazione d’uso cambiata, ma resta il fatto che la Casa dei Tre Oci non è interamente di proprietà della Fondazione di Venezia, che dovrebbe essere, a mio avviso, più che soddisfatta dell’uso attuale che se ne fa, con il centro espositivo sulla fotografia che ha rivitalizzato lo spazio. Pensare di venderla o anche solo di mutarne l’uso per cercarne uno più redditizio secondo me è privo di senso. Oltretutto l’immobile è interamente vincolato è le possibilità di modificazione sono minime. Diverso potrebbe essere il discorso per la sede veneziana della Fondazione, che per la posizione e le caratteristiche si potrebbe prestare a una commercializzazioni a fini turistici o alberghieri. Ma chi è disposto a investire nel settore turistico o alberghiero in questo momento su Venezia, con l’emergenza coronavirus in corso e poche possibilità in un arco di tempo breve di rivedere in città quei flussi turistici che giustificherebbero l’investimento? Per questo le “mosse” della Fondazione di Venezia in questo momento, pur alle prese, lo capisco, con una congiuntura economica difficile, mi sono sembrate assurde, al limite dell’autolesionismo». 

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