Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Fondazione Musei Civici senza incassi adesso è un gigante dai piedi d’argilla

Fonte: La Nuova Venezia del 06-06-2020

Il gigante dai piedi d’argilla. L’emergenza coronavirus con la “fuga” dei turisti e la faticosa ripartenza ha messo in crisi la Fondazione Musei Civici, che vive sicuramente il momento più difficile della sua esistenza. Da quando, nel 2008, il Comune decise appunto di scorporare la “collana” delle sue undici raccolte civiche a cominciare dalla gemma di Palazzo Ducale. E affidarla appunto alla gestione autonoma di un’istituzione di diritto privato pur sempre sotto il controllo dell’Amministrazione, con il sindaco nel ruolo di vicepresidente di diritto. E il vanto della Fondazione – e dello stesso Comune – legato al fatto di essere autonoma e di bastare a se stessa, chiudendo i bilanci in attivo grazie ai circa 30 milioni di euro di ricavi annui – in buona parte derivanti dagli introiti di Palazzo Ducale – si è rilevato ora la sua condanna.Non si può vivere solo di inTroitiLa manifestazione della sua fragilità. Quei ricavi infatti sono spariti con il Coronavirus, trascinandosi dietro anche tutta la Fondazione, costringendola a mettere in cassa integrazione i suoi dipendenti, conservatori dei musei compresi. E la riapertura annunciata è magrissima. Da sabato aperti per alcune ore Palazzo Ducale e i Musei del Vetro di murano e del Merletto di Burano (questi ultimi a ingresso gratuito) ma solo nei fine settimana, fino al 26 luglio. 

Tutti gli altri visitabili solo su prenotazione solo con tour acquistabili, soprattutto dalle guide turistiche – con un massimo di dieci visitatori. Ma nulla si sa ad oggi, ad esempio della riapertura del museo Correr – legato all’Archeologico e alla Marciana nel circuito museale della Piazza – forse perché i costi della riapertura supererebbero quelli degli eventuali benefici dei pochi visitatori. E avvolto nella nebbia è al momento anche il destino della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro e di Palazzo Fortuny, entrambi chiusi dalla fine del novembre dello scorso anno per i danni subìti dall’acqua alta, senza nessuna notizia certa sulla possibile riapertura. Per Ca’ Pesaro, forse, si spera in autunno, con la mostra dedicata a Fabrizio Plessi. Crollati anche i prezzi. I 25 euro a persona prima pretesi a persona per la visita al circuito museale marciano – il prezzo più alto d’Italia – ora sono scesi a 13, in linea con le tariffe della Galleria degli Uffizi di Firenze o del Museo Egizio di Torino. Sperando così di invogliare qualcuno a venire. Perché l’istituzione museale veneziana, a differenza di altre, non ha alcun “paracadute” finanziario per i momenti difficili, se si eccettua qualche milione di euro di riserve accantonato negli ultimi anni. Ma il Comune di fatto non le ha mai passato un euro, limitandosi a finanziare le manutenzioni straordinarie delle sedi e accollando sulle spalle della stessa Fondazione quelle ordinarie. 

LA MANCANZA DI SPONSOR FISSI

E non è mai stato rispettato sin dall’inizio quello che doveva essere uno dei cardini dell’istituzione museale: la possibilità di essere affiancata da main sponsor stabili o finanziatori privati o pubblici che ne sostenessero in parte l’attività. Sono i cosiddetti “partecipanti”, previsti dall’articolo 9 dello statuto della Fondazione, rimasto inapplicato. «Sono Partecipanti», si legge nell’articolo, «le persone giuridiche, pubbliche o private, e gli enti che, condividendo le finalità della Fondazione, contribuiscono alla vita della medesima e alla realizzazione dei suoi scopi mediante contributi in denaro, annuali o pluriennali, con le modalità e in misura non inferiore a quella stabilita, anche annualmente, dal Consiglio di Amministrazione ovvero con un’attività, anche professionale, di particolare rilievo o con l’attribuzione di beni materiali o immateriali». E chi li ha mai visti? Quando mai si è riunita l’assemblea semestrale che avrebbe dovuto sentirli per i programmi? Gli sponsor sono da sempre il tallone d’Acchille della Fondazione. Sembrava che l’Eni potesse essere uno dei main sponsor istituzionali, ma la questione dei suoi contributi all’istituzione è finita nelle aule di Tribunale. 

Le sponsorizzazioni sono state in questi anni sporadiche e legate alle mostre (quella sui gioielli dell’emiro del Qatar a Palazzo Ducale ha lasciato circa un milione di euro per la ristrutturazione del Correr), con un grande sforzo sul piano espositivo negli ultimi anni non ripagato però da un adeguato numero di visitatori, anche in occasione di esposizioni importanti.Le mostre a MestreHa pesato sui conti anche l'”avventura” espositiva su Mestre fortemente voluta dal sindaco Luigi Brugnaro al Centro Candiani e a Forte Marghera, caricata sulle spalle della Fondazione. Quando si sapeva in partenza – sulla base di esperienze precedenti – che difficilmente avrebbe pagato sul piano degli incassi e dei visitatori. E ora la Fondazione Musei Civici, come Venezia, è a un punto di svolta: la “rendita di posizione” culturale, come quella turistica, non basta più. E’ il momento di ripensare l’offerta, di trovare anche un nuovo pubblico – anche in collaborazione con altre istituzioni culturali cittadine – di valorizzare maggiormente le collezioni, di darsi una struttura più solida anche sul piano gestionale e finanziario per non trovarsi più così in difficoltà. Non basta sperare che il turismo riprenda come era prima.

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Grazie, l'iscrizione è avvenuta con successo. Controlla la tua mail e clicca sul link per confermarla.