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Frontiere aperte, ecco i braccianti stranieri

Fonte: La Nuova Venezia del 04-06-2020

Nelle campagne gli agricoltori non hanno mai smesso di lavorare. Ma nelle settimane del lockdown le aziende agricole hanno dovuto fare i conti con la mancanza di manodopera. Adesso, con la riapertura delle frontiere, i braccianti agricoli stranieri sono pronti a ritornare. Secondo le stime, nei prossimi giorni saranno circa 400 i lavoratori stagionali, per lo più provenienti dall’Est Europa, che lasceranno i loro Paesi di origine, per ritornare a lavorare nelle campagne del Veneziano. E più o meno altrettanti ne sono attesi alla fine dell’estate, per dare man forte in periodo di vendemmia.Già nelle scorse settimane, quando il lockdown era ancora una realtà, le organizzazioni agricole si erano attivate nel promuovere a livello regionale dei “corridoi verdi”, per consentire ai braccianti stagionali stranieri, ritornati in patria per il coronavirus, di rientrare in Italia. 

Adesso, con la fine dell’embargo alle frontiere del Belpaese, il flusso degli stagionali può riprendere. È un fenomeno che riguarda tutto il Veneto, nel solo Padovano si stima che stiano rientrando un migliaio di braccianti.«Dare dei dati esatti è difficile, ma è una realtà che interessa pure il Veneziano. Anche se, per quanto riguarda la manodopera, in questo periodo le aziende agricole si erano già in qualche modo assestate», commenta Mario Quaresimin, direttore di Cia Venezia, la Confederazione italiana degli agricoltori. «Alcuni lavoratori, soprattutto polacchi, erano riusciti ad arrivare già prima della chiusura delle frontiere. Altri sono rimasti bloccati nelle nostre campagne, quand’è scattato il lockdown, senza poter rientrare nei Paesi d’origine. Così, bene o male, le aziende agricole sono riuscite ad arrangiarsi, facendo fronte al bisogno contenuto di manodopera per le attività di potatura, che sono terminate tra fine febbraio e metà marzo. 

Adesso ad attendere a braccia aperte il ritorno degli stagionali stranieri, per lo più polacchi e rumeni, sono soprattutto i produttori di ortaggi del litorale di Cavallino-Treporti. «Quanto alla viticoltura del Veneto Orientale», prosegue Quaresimin, «alcuni lavoratori, che di solito venivano dalla Romania, probabilmente arriveranno in questi giorni per dare una mano sulle potature verdi, nella gestione del vigneto e nel contenimento di tralci e sfalcio delle erbe. Sono lavorazioni che le aziende più grandi già in passato facevano fare da operai che assumevano».In questa fase, dunque, i braccianti agricoli saranno importanti soprattutto per la raccolta degli ortaggi e in parte per la gestione delle viti. Mentre nella parte sud del Veneziano, a Chioggia, è ormai finita la raccolta del radicchio precoce e prima di luglio non sono all’orizzonte grossi lavori di impianto orticolo.L’arrivo di un altro contingente di lavoratori agricoli stranieri è atteso per la fine dell’estate, tra la seconda metà di agosto e settembre. Serviranno per la raccolta dell’uva in quelle aziende agricole che, per scelta o tipologia di prodotto, non praticano la vendemmia con i macchinari. In parte saranno impiegati pure nella raccolta della frutta, per quel poco che rimane di frutticoltura nel Veneziano. Senza dimenticare la raccolta degli ortaggi tipici del periodo autunno-invernale.

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