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Fuga da M9, vanno via in due

Fonte: Il Gazzettino del 25-02-2020

MESTRE All’M9 chiudono il negozio di giocattoli la Città del Sole e il ristorante Fc 1920 perché non c’è lavoro, o non ce n’è abbastanza: il primo chiuderà entro fine marzo, il secondo già da domenica prossima. Mentre la Città del Sole ha altri negozi in Veneto, uno dei quali l’ha aperto recentemente, Fc 1920 non ha altri locali ma a quanto pare non intende lasciare a bocca asciutta la propria clientela e nel giro di un mese dovrebbe avviare l’attività altrove.
POCA GENTE

In entrambi i casi, insomma, le attività non spariranno ma se ne andranno dall’M9 che, purtroppo, non è attrattivo, o non lo è ancora, sperando che le azioni indicate venerdì scorso ai vertici della Fondazione di Venezia dal gruppo di advisor della Dgm Consulting, i quali concluderanno il loro lavoro entro fine marzo, portino all’inversione di tendenza attesa ormai da due anni per aumentare il numero di visitatori del Museo (nel 2019 i paganti sono stati solo 54 mila) e per rendere redditizia la parte del distretto commerciale. La Città del Sole (che era tornata ad aprire a Mestre dopo che anni fa aveva chiuso il negozio storico che gestiva in via Palazzo) si trova nel piccolo passaggio che collega il chiostro dell’antico convento delle Agostiniane, trasformato in distretto commerciale, con la nuova piazzetta di fronte all’entrata del Museo del Novecento: un luogo di passaggio che, però, evidentemente non ha portato il numero di clienti sufficiente a garantire una rendita economica. Il ristorante, invece, si trova in un bellissimo posto, al secondo piano del convento, con spazi su due piani e grandi vetrate che danno sull’M9, me è completamente isolato dal mondo: attorno, infatti, ha il vuoto perché il resto del secondo piano, il primo piano e il piano terra non sono ancora stati occupati. Da oltre un anno si parla dell’arrivo di Copernico, la società di uffici in affitto e in coworking, ed ora sembra che finalmente si insedierà nei 3 mila metri quadrati dei 4500 complessivi del distretto commerciale. Fino ad oggi, però, il ristorante che propone carni pregiate era difficile anche da scoprire o da raggiungere e, paradossalmente, in particolar modo nei giorni in cui si tenevano eventi nel chiostro che, invece, avrebbero dovuto attrarre clienti anche al secondo piano.

POCHI NEGOZI
Delle nove attività operanti all’M9 (compreso il bookshop del Museo) ne rimarranno, quindi, sette. Presto torneranno a otto con l’arrivo di Copernico che non sarà, però, una realtà commerciale ma una vasta distesa di uffici. A differenza, dunque, delle previsioni iniziali, che vari anni fa ipotizzavano una vera galleria commerciale con 19 negozi, uno diverso dall’altro, da affittare con una rendita di almeno un milione di euro l’anno (oltre agli 800 mila del Museo) che non avrebbero comunque coperto i 3 milioni di euro di costi di gestione ma sarebbero stati almeno un buon punto di partenza, si è scesi dunque a nove ed entro la fine di marzo si arriverà a sette.Gli advisor di Dgm Consulting hanno indicato 20 azioni da intraprendere, in primo luogo ricondurre la guida dell’M9 District ad un amministratore unico (mentre oggi sono due, Stefano Antonio Sernia ed Edmondo Pasquetti), e capire cosa deve rappresentare il Museo M9 per poterlo meglio vendere in Italia e all’estero.

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