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Fusina, la protesta si allarga Ricorsi e resistenza civile

Fonte: Il Gazzettino del 07-06-2020

Come in Val di Susa. Dopo il parere favorevole di compatibilità ambientale espresso dalla Regione Veneto al progetto del nuovo inceneritore a Fusina, i promotori della mobilitazione per contrastarne la realizzazione, parlando anche di «complicità della giunta Brugnaro», sembrano invocare una resistenza civile modello No Tav. Mattia Donadel, di Opzione zero Riviera del Brenta, si rivolge ai membri della comunità favorevoli alla protesta, suggerendo loro di «non delegare sempre gli altri», ma di «impegnarsi in prima persona contro un progetto dettato solo dagli interessi economici di Veritas e dei suoi soci privati del gruppo Finam». Alla provocazione di Donadel («potremmo non pagare le bollette»), lanciata venerdì durante l’assemblea in piazza Municipio, Veritas non replica, ma il mancato pagamento della Tari costituisce un illecito, chi non paga è considerato un evasore, e gli evasori vengono sanzionati. 

L’OPPOSIZIONE

Nel solco della legge invece l’annuncio di due imminenti ricorsi al Tar contro il progetto. Presente all’assemblea e vicina alla mobilitazione la consigliera del Movimento 5 stelle Elena La Rocca. «È una battaglia per la salute degli abitanti del veneziano – dichiara – e in particolar modo dei bambini. Non capiamo ancora come sia stata permessa la creazione di questo ecomostro – prosegue – e le dichiarazioni di Veritas non ci rassicurano affatto, è impossibile credere di avere in mano una Ferrari per guidarla come una 500». Anche il consigliere pentastellato Enrico Cappelletti esprime vicinanza ai cittadini e alle organizzazioni, «per impedire l’ennesimo mostro inquinante», invitando la Regione a dimostrarsi «più competente nell’uso di riciclaggio pulito».  E poi Roberto Trevisan, dell’Assemblea Permanente contro il rischio chimico, che ricorda come «parte dei cento milioni per i lavori di costruzione verranno pagati pure da quei cittadini che l’impianto non lo vogliono. Esprimiamo fredda e lucida indignazione – prosegue – e poi rabbia, sedimentate in questi decenni in cui la nostra comunità è stata trattata come carne da macello, subendo continue prevaricazioni. Ci riprovano sempre – aggiunge – ma noi non molliamo, anche durante la quarantena abbiamo portato avanti il nostro lavoro, e sabato 20 giugno organizzeremo gazebo, punti informativi in tutta la città». Insomma il movimento, continuando a sostenere che la struttura emetterà «diossine, polveri sottili, metalli pesanti e altri composti cancerogeni», ponendo «a rischio l’ambiente e la salute di centinaia di migliaia di persone in un raggio di decine di chilometri», è determinato a fermare l’iter autorizzativo dell’inceneritore, per aprire la strada alle alternative sostenibili, ipotizzando altresì eventuali azioni che blocchino i lavori di costruzione.

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