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Fusina, scontro sulla sicurezza del nuovo impianto

Fonte: Il Gazzettino del 21-03-2020

«Veritas sta facendo e farà di tutto per ridurre i rischi per la salute dei cittadini evitando l’insorgere di emergenze legate allo smaltimento dei rifiuti». Tra molti veneziani serpeggia un certo malumore attorno al progetto dell’inceneritore di Fusina e allora Veritas prova a rassicurare la popolazione garantendo che se l’impianto entrerà in funzione, tutte le precauzioni e le prescrizioni di sicurezza saranno scrupolosamente adottate. Se la commissione Via regionale darà il proprio benestare fa sapere Veritas nelle due linee di combustione già autorizzate saranno trattate le 60mila tonnellate all’anno di Css prodotte dopo il trattamento di 150 mila tonnellate di rifiuto secco residuo raccolte nel territorio metropolitano di Venezia, la stessa quantità che sarebbe stata utilizzata da Enel nella centrale termoelettrica Palladio destinata alla chiusura. L’impianto per la produzione di Css di Ecoprogetto precisa Veritas è autorizzato al trattamento di 285 mila tonnellate annue di rifiuto secco e tale autorizzazione corrisponde a una quantità superiore alla sua effettiva produzione, ma ciò risponderebbe unicamente alla necessità di far fronte ad emergenze o a picchi stagionali.

Di parere diametralmente opposto è la dottoressa Lucia Magagnato, per oltre 30 anni pediatra di famiglia a Mestre, che in più occasioni ha espresso tutta la propria preoccupazione per il progetto del termovalorizzatore di Fusina. «Non possiamo fidarci di rassicurazioni generiche, migliaia di studi condotti in tutto il mondo ne dimostrano i danni da inquinamento e in modo particolare per la salute infantile – spiega la dottoressa – perché quello del bambino è un organismo in via di sviluppo che riceve danno già attraverso la placenta ed in seguito attraverso gli inquinanti che passano nel latte materno ed è dimostrata con certezza la correlazione tra concentrazioni di inquinanti e sintomi respiratori. Sappiamo che ogni territorio deve smaltire i suoi rifiuti osserva la dottoressa Magagnato – ma questo nuovo impianto avrebbe una potenza estremamente più elevata del necessario ed è ragionevole temere che in futuro si possa decidere di utilizzarla convogliando rifiuti tossici provenienti da altre zone. Per questo non possiamo permettere che l’iter prosegua senza che siano state fatte altre valutazioni approfondite da parte di esperti indipendenti».

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