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Gli artigiani: al turismo veneto serve il ritorno degli italiani

Fonte: La Nuova Venezia del 19-06-2020

VeneziaI primi 100 giorni di lockdown hanno lasciato in Veneto un “buco” da 4,5 milioni di arrivi e 12,5 milioni di presenze (dei quali il 67,4% stranieri). Per aiutare il settore a ripartire bisogna puntare sul turismo esperienziale, privilegiando la qualità e il meraviglioso territorio veneto. Confartigianato Imprese Veneto in vista della parziale riapertura di metà e fine giugno dei viaggi in Europa calcola le difficoltà economiche del settore e propone soluzioni per ripartire. Il blocco ha fatto venire meno 4 miliardi di euro di fatturato e mandato in fumo almeno 3 miliardi di consumi turistici. «Se vogliamo salvare il tessuto imprenditoriale veneto dedito al turismo dobbiamo puntare sulla qualità, con un ragionamento analogo all’export: la desiderabilità dell’esperienza italiana – spiega Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Veneto -. Dobbiamo rafforzarci come meta esperienziale unendo ambiente, patrimonio culturale e produzioni». 

Obiettivo: intercettare i 12,7 milioni di connazionali che lo scorso anno sono andati in vacanza all’estero tra giugno e dicembre. Dalla fotografia scattata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto emerge che il periodo da giugno a dicembre vale circa il 76,7% del movimento turistico complessivo regionale: oltre 14 milioni di arrivi e 54,5 milioni di presenze. Il 68,7% delle quali imputabili a stranieri (37,5 milioni) e quindi in forte dubbio, considerando l’estrema incertezza della situazione. La filiera turistica in Veneto, per quanto riguarda l’artigianato, è composta da quasi 16.500 imprese, i settori più coinvolti sono: abbigliamento e calzature, agroalimentare, industrie manifatturiere, attività ricreative, culturali e intrattenimento, bar, caffè e pasticcerie, carta, giornali, guide, editoria, orafo e argentiero, ristorazione, strumenti musicali, trasporto persone. Si tratta del 13,2% del totale artigianato che, nei primi tre mesi del 2020, hanno fatto registrare ben 521 cessazioni (pari al 14,3% del totale chiusure), quasi 6 al giorno.

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