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Gli artigiani: «Occhio agli sciacalli, la sanificazione è divenuta un affare»

Fonte: Il Gazzettino del 24-05-2020

«Occhio agli sciacalli». Dopo le mascherine anti Covid-19 non omologate, ecco proliferare le aziende di sanificazione non certificate. A lanciare l’allarme è Confartigianato Metropolitana, che denuncia la presenza sul territorio di realtà spesso improvvisate, il cui unico scopo è quello di fare business a tutti i costi, sfruttando l’emergenza coronavirus, e rischiando di mettere in pericolo la salute dei lavoratori e della popolazione con offerte di ogni tipo, anche sul web. «Per chi regolarmente autorizzato si occupa di sanificazione a pieno titolo sono giorni molto intensi – dice Paola Ferraresso, del settore Pulizia e Sanificazione della Confartigianato – le richieste di questi importanti servizi piovono da tutti i settori, tradizionali e nuovi, come gli uffici direzionali e altre sedi istituzionali, o d’impresa, che prima della crisi pandemica non si servivano della sanificazione. E in risposta a questa enorme domanda d’intervento – spiega – si stanno facendo avanti, spesso proponendosi direttamente per telefono, numerose ditte che pur non avendone il diritto offrono comunque il servizio».

La sanificazione degli ambienti e delle loro pertinenze, però, non può essere effettuata in alcun modo da aziende generiche, non specializzate, perché si tratta di un’operazione molto delicata, soprattutto in questa fase, caratterizzata dal tentativo di contenere la diffusione del contagio dopo il lungo lockdown. Di questi interventi si devono occupare le imprese di pulizia che possiedono precisi requisiti previsti dalla legge; nello specifico devono essere iscritte al Registro delle imprese (Rea), con il relativo codice Ateco 81.29.1, che le certifica come imprese di sanificazione. «L’attività di ozonizzazione dei locali prosegue Ferraresso con un esempio per la quale non c’è garanzia anti Covid in quanto il ministero della Salute sta ancora valutando il metodo e l’efficacia, talvolta rientra nelle proposte di sanificazione. Ma se una ditta che non ha il codice specifico si propone anche con questo metodo – conclude – il lavoro non è certificabile come intervento di sanificazione, con tutte le implicazioni legali e potenzialmente di salute che ricadono pure sul committente». 

Una denuncia, quella dello sciacallaggio in corso sul versante della sicurezza sanitaria, che da tempo proviene anche da parte di estetiste, parrucchiere e barbieri, insomma quel settore Benessere per cui la sanificazione è diventata fondamentale. «La nostra categoria è continuamente bombardata da offerte spesso dubbie e sospette dice la presidente della Federazione Benessere Catia Pasqualato addirittura prima che si stabilissero le linee guida da seguire arrivavano proposte di pacchetti di sanificazione tutto incluso, quindi uno rischiava di pagare senza poi sapere se quello per cui aveva pagato sarebbe effettivamente servito per legge oppure no».

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