Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Gli artigiani vedono nerissimo «Andava già male sarà l’ecatombe»

Fonte: Il Gazzettino del 22-04-2020

L’artigianato in provincia continua a soffrire. E le chiusure forzate a causa della pandemia rischiano di dare il colpo di grazia a una situazione già difficile. Basti dire che nell’ultimo decennio (raffronto 2010-2020) le aziende artigiane in provincia sono diminuite di 2.600 unità, pari al 12,4%: un valore che il Centro studi della Cgia non esita a definire una vera ecatombe.  Anche primo trimestre di quest’anno, quando gli effetti dell’emergenza coronavirus erano appena agli inizi, non ha dato segnali buoni, con una perdita assoluta di 122 aziende che deriva dall’iscrizione di 430 nuove attività in Camera di Commercio, a fronte di 552 cessazioni. Rispetto allo stesso periodo del 2019, la situazione è anche peggiorata, visto che nel primo trimestre dello scorso anno il saldo era stato più contenuto (86 in meno con 449 iscrizioni e 535 cessazioni). Il tutto, appunto, senza ancora considerare l’impatto di Covid-19, scattata con le chiusure disposte il 12 marzo, per il quale il presidente della Cgia Roberto Bottan prevede che «se la ripartenza non avverrà entro il prossimo mese di maggio, entro quest’anno il numero complessivo delle aziende artigiane nel nostro territorio scenderà di almeno il 20-25%». 

PROFESSIONI IN BILICO

«Quando si faranno sentire gli effetti negativi delle chiusure, l’artigianato rischia di subire una contrazione pesantissima, in particolare nei piccoli Comuni sottolinea Bottan . A fronte dell’azzeramento degli incassi, degli affitti insostenibili e di una pressione fiscale eccessiva, molte attività non reggeranno il colpo e saranno costrette a chiudere». Così, i numeri si faranno ancora più pesanti rispetto uno stato di crisi che ha radici lontane che risalgono al biennio 2008-2009. Al 31 dicembre scorso le aziende in provincia erano 18.622. «Quasi il 60% della contrazione registrata nell’ultimo decennio riguarda attività legate al comparto casa. Edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici e altri ancora hanno vissuto anni difficili e molti sono stati costretti a gettare la spugna prosegue Bottan . La crisi e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali. Certo, molte altre professioni artigiane, soprattutto legate al mondo del design, del web e della comunicazione si stanno imponendo. Purtroppo le profonde trasformazioni in atto e la drammatica crisi dovuta al Covid-19 che vivremo nei prossimi mesi cancelleranno molti mestieri che hanno caratterizzato la storia dell’artigianato e la vita di molti quartieri e della città»

ALLO STREMO

Dopo le chiusure disposte il 12 marzo, «tantissimi artigiani sono adesso allo stremo rilevano dalla Cgia . Orafi, sarti, negozi di abbigliamento, pasticcerie, gelaterie, calzolai, fabbri, metalmeccanici e tanti altri ancora attendono di poter riaprire per recuperare nella seconda parte dell’anno almeno una parte dei mancati incassi persi finora». E peraltro c’è da dire che non è cambiato molto per chi comunque in questo periodo ha continuato a lavorare, ma non ha incassato nulla: «Non essendoci persone in circolazione concludono dall’associazione taxisti, autonoleggiatori, ottici, fotografi, lavanderie, carrozzieri e autoriparatori non hanno battuto chiodo».

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Grazie, l'iscrizione è avvenuta con successo. Controlla la tua mail e clicca sul link per confermarla.