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Grandi navi, Vanin (M5S) spinge per l’avamporto

Fonte: Il Gazzettino del 03-03-2020

La senatrice pentastellata Orietta Vanin sposa il progetto dei professori di un avamporto galleggiante da posizionare davanti all’isola artificiale del Mose. E lo fa con un appello a tutte le forze politiche affinché prendano in considerazione anche questa soluzione che finora è sempre stata trattata ai margini delle proposte. Il progetto consiste in un ormeggio per le navi più grandi su pontoni galleggianti, una delle poche differenze rispetto al progetto Duferco – De Piccoli, che dovrebbe essere posizionato più verso il mare, a ridosso della diga di Punta Sabbioni ma in territorio veneziano. E con i piloni di sostegno appoggiati al fondale. «Per approfondire le possibili alternative – spiega Vanin – con il Presidente Coltorti della Commissione Lavori Pubblici del Senato abbiamo incontrato i professori Stefano Boato e Vincenzo Di Tella, che ci hanno illustrato il progetto di un avamporto galleggiante da posizionarsi fuori della laguna di Venezia. Il progetto prevede una piattaforma costituita da pontoni modulari incernierati fra loro ed ancorati al fondale, che non devastano i fondali e non bucano il caranto lagunare. 

Applicazione quindi di soluzioni tecniche già sperimentate (come al porto di Livorno) che consentono alla struttura di abbassarsi e innalzarsi con la bassa marea. Il progetto – continua nel resoconto – segue le direttive del Mit e del Mattm del 2012 che indica chiaramente che gli interventi in laguna devono essere graduali, sperimentali e reversibili, ad evitare danni permanenti alla laguna. Il progetto è stato donato dai progettisti alla città e ne auspichiamo quindi quanto prima, la comparazione con le altre soluzioni proposte al prossimo Comitatone». Un appello quindi a tutte le forze politiche in campo, per l’adozione di criteri di scelta per la tutela dell’ecosistema lagunare, basati su valutazioni scientifiche. Appello che rischia di cadere nel vuoto, visto che l’ipotesi al momento più presa in considerazione è quella dello spostamento di navi tra i terminal merci di Marghera e quelli di Fusina come soluzione a breve termine da portare al Comitatone che sarebbe stato in programma per oggi. «Scavare canali in laguna per far transitare navi sempre più grandi – conclude Vanin – significa distruggere con volontà un ambiente delicatissimo e fragile, dove la profondità media è di 1,50 centimetri. Venezia non è una infrastruttura a disposizione dei mercati e degli interessi delle multinazionali, ma un ambiente complesso patrimonio dell’umanità».

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