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Grido di dolore delle microimprese. «Inaccettabile tenere ancora chiuso»

Fonte: La Nuova Venezia del 27-04-2020

«Incomprensibile». Lo ripete più volte Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Veneto. Le parole di domenica sera del premier Giuseppe Conte, per lui e per i tanti altri “piccoli” dell’impresa veneta sono state incomprensibili. «La mia capacità di ragionamento non arriva a capire, non me la so dare una spiegazione». Bonomo ha in mente la «disperazione» dei suoi, di quelli del settore benessere che si sono visti allungare i tempi di ripresa di oltre un mese, all’uno di giugno. E poi gli altri settori convinti di poter ripartire oggi che invece dovranno stare fermi un’altra settimana. Confartigianato ha calcolato che l’effetto combinato di mancati ricavi per la chiusura e per la concorrenza sleale degli abusivi nei mesi di marzo, aprile e maggio causerà alle imprese di acconciatura e di estetica del Veneto una perdita economica di 88,7 milioni di euro (1.078 a livello nazionale), pari al 18,1% del fatturato annuo. Difficile evitare ripercussioni sull’occupazione: a rischio il lavoro di 4mila addetti, 16,6% di quelli in forza oggi (49mila in Italia).«Siamo esterrefatti. 

La modalità della conferenza stampa notturna, quasi indecifrabile, un DPCM che rimanda l’apertura dell’acconciatura estetica di altri 35 giorni in modo incomprensibile ed inaccettabile di fronte a serie proposte sulla sicurezza avanzate dalla nostra organizzazione, una mancanza di coraggio nell’autorizzare la ripartenza del manifatturiero (moda, mobili e metalmeccanica) di un’altra settimana anche di fronte ad un documento INAIL che ne certifica il basso rischio. Siamo profondamente delusi e preoccupati anche per le crescenti tensioni sociali!», tuona Bonomo. «Il rinvio alla riapertura di acconciatori e centri estetici – sostiene Bonomo – è il primo elemento inaudito e insopportabile. Il comparto in Veneto consta di 12.128 imprese artigiane e 24.214 addetti ha elaborato e presentato proposte dettagliate su come tornare a svolgere queste attività osservando scrupolosamente le indicazioni delle autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale pulizia, sanificazione. Proposte che penalizzano fortemente le possibilità di ricavo, ma siamo consapevoli della loro necessità, per ora. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta. E ora non accettiamo ulteriori limitazioni. Del resto, al 1° giugno cosa potremo fare di più rispetto ad oggi in termini di sicurezza?».Giudizio negativo sulle scelte del Governo per «la mancanza di coraggio sul manifatturiero, quasi 21 mila imprese artigiane che occupano 87.844 addetti solo in Veneto, al quale l’INAIL ha dato un giudizio di bassa pericolosità di questi luoghi di lavoro. 

Nonostante questo nulla compare nel DPCM sulla possibilità di riaprire subito le filiere strategiche del made in Italy». Secondo Bonomo manca una logica: «Io non riesco a vederla, perchè l’edilizia pubblica può aprire e quella privata no? Nella filiera del legno perché sì i serramenti e no quelli dell’arredamento su misura?». Sono tante le domande sospese che arrivano dal mondo della microimpresa, che però rappresenta la popolazione più numerosa del mondo imprenditoriale veneto e italiano. «Stiamo continuando a mandare proposte a chi governa – conclude amareggiato Bonomo – ma resta una voce nel deserto. Non va bene niente».Il grido di dolore si leva alto anche dai commercianti, settore insieme al turismo devastato dal lockdown. La Confcommercio Veneto chiede «di riaprire le attività subito e in sicurezza» e di «riconoscere contributi a fondo perduto alle imprese». «Dopo due mesi di lockdown non si può indugiare oltre – spiega il presidente Patrizio Bertin -. Ogni giorno di chiusura in più significa produrre danni gravissimi e mettere a rischio imprese e lavoro». Bertin si fa poi portavoce della richiesta degli imprenditori di ricevere aiuti: «Servono subito indennizzi e contributi a fondo perduto». Stesse note dolenti dal presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza, che sottolinea «la situazione grave in cui versa il turismo: la riapertura al primo giugno delle attività che riguardano la ristorazione potrebbe mettere la parola fine al settore. Chi ha consigliato il Governo sembra lontano dal vissuto lavorativo quotidiano».

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